S’inizia da un gallo e una nocciola

Egle Sebaste, titolare dell’azienda Sebaste di Gallo di Grinzane, lo dichiara con un poco di malinconia, ma con sguardo dritto all’avvenire: «Rappresento la quarta generazione a capo della fabbrica di torrone. Tra poco avverrà il passaggio di testimone alla quinta generazione: spero d’aver lavorato bene, sono orgogliosa dell’attuale assetto dell’impresa».

Al Forum della piccola e media impresa Sebaste riprende una storia cominciata nel 1885, quando «mio bisnonno usò la nocciola non tanto per un intuito geniale, ma perché non aveva soldi per permettersi la mandorla. Aveva dieci figli, li mandò sulle colline a raccogliere il frutto che divenne, in seguito, la base del torrone».

Il capostipite degli imprenditori del torrone non poteva affittare nemmeno un laboratorio ad Alba: prezzi inarrivabili. Così, si trasferì a Gallo di Grinzane, traducendo la prima parte del nome del paesello nell’icona grafica celebre a livello nazionale.

«Il bisnonno riuscì a destagionalizzare il torrone, fino ad allora legato alla sola festività natalizia. Iniziò a commerciarlo in paese, nei momenti in cui la disponibilità economica della gente era maggiore».

La storia prosegue nel presente: Egle racconta dell’orgoglio di gestire un’azienda con cinquanta dipendenti, di cui uno solo è laureato. «Il livello d’istruzione», basso rispetto agli standard odierni, «ha funzionato come propulsore di idee e impegno. I dipendenti hanno saputo dimostrare di saper raggiungere traguardi elevatissimi».

L’epilogo è un aneddoto: «L’azienda si è impegnata in una collaborazione con un partner, ma abbiamo visto la fiducia tradita. Non tanto per il profilo tecnico, quanto per quello umano. Non voglio generalizzare: i legami possono essere piattaforme di sviluppo, ma bisogna adottare cautele».

m.v.

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