Il ragazzo che cambierà il golf

In televisione lo vedi con polo bianca e pantaloni verdi: scelta non casuale, visto che a presentarsi sul green con quell’abbinamento era Severiano Ballesteros, compianto campione di golf e fair play. Matteo Manassero, punta di diamante del golf italiano, ha scelto l’atleta spagnolo come modello, perché è corretto e leale. Alla sua fonte d’ispirazione vorrebbe rubare un po’ di carisma ed è sulla buona strada. Lo incontriamo ai piedi della grande scritta Ferrero che campeggia sull’ingresso dello stabilimento dell’azienda dolciaria albese. In testa ha il cappellino bianco di Kinder+sport: con i suoi 18 anni e il sogno di entrare nella top ten del golf mondiale, il talento veronese incarna a pieno la filosofia del progetto studiato per avvicinare bambini e ragazzi alla pratica sportiva.

Manassero, il golf è destinato a restare uno sport d’élite? «Gli strumenti per rendere il golf popolare non mancano: io e i fratelli Molinari stiamo contribuendo ad avvicinare a questa disciplina tanti ragazzi e le tv stanno trasmettendo con sempre maggiore frequenza tornei di golf. In ogni caso, nell’ottica di coinvolgere i più piccoli nell’attività motoria credo che, al di là degli stimoli delle famiglie, il miglior contributo possa arrivare da progetti come Kinder+sport, unici nel loro genere e davvero efficaci».

Avendo iniziato a impugnare la mazza da golf all’età di 3 anni, lei è il migliore esempio di come sia giusto infondere nei bambini lo spirito sportivo. Com’è nata la sua passione? «Mio padre adorava giocare a golf e, spesso, mi portava con lui. Per puro divertimento, all’età di tre anni, iniziai a prendere in mano il “ferro” e da quel momento non l’ho più posato».

Nemmeno nei momenti difficili? «Non mi è mai balenata l’idea di abbandonare il golf e di dedicarmi ad altro, nemmeno nei momenti di crisi. Di fronte alle difficoltà, che non mancano, cerco di reagire con raziocinio per ribaltare la situazione ».

A proposito di crisi, hanno fatto scalpore le affermazioni di due calciatori di calibro internazionale (i “milanisti” Cassano e Ibrahimovic), i quali hanno dichiarato di essere stanchi di subire pressioni e di provareunforte senso di stress. Che cosa ne pensa? «Anche se si è atleti affermati, quando si prova una sensazione del genere, è giusto esternarla. Il campione, quando si allena e gioca, non pensa all’entità del suo ingaggio, ma a conquistare nuove vittorie. Non c’è alcuna somma in denaro capace di eguagliare le emozioni che si provano con un successo e, anche, con una sconfitta».

E lei, che è stato definito dal New York Times come «Il ragazzino che cambierà la storia del golf», sente tanta pressione? «Cerco di pensare il meno possibile a ciò che la gente si aspetta da me. Le uniche aspettative alle quali do peso sono quelle che pongo su me stesso. So quanto valgo e nella mente ho ben chiari gli obiettivi da raggiungere, che non devono essere condizionati dall’opinione pubblica. È innegabile che ricevere apprezzamenti da appassionati e media faccia piacere e riempia di orgoglio».

Fa tanti sacrifici per il golf? «Due giorni la settimana mi alleno per migliorare l’esplosività e l’elasticità dei movimenti, mentre nel tempo restante mi concentro sul golf vero e proprio. Per praticare sport ai massimi livelli è indispensabile allenare con costanza le qualità di cui si è dotati. Il golf mi ha tolto qualcosa, poco se confrontato con le emozioni che mi ha permesso di vivere».

Enrico Fonte

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