Cooperative D’ORO

PROVINCIA – Fondato sui princìpi della mutualità, della solidarietà e della paritarietà democratica tra i soci, il mondo della cooperazione resiste alla recessione, barricato in una botte fatta di etica, desiderio di lavorare, radicamento sul territorio.
A Cuneo si registrano segnali confortanti: se gli utili diminuiscono, il numero di cooperative è in (lieve) incremento, i posti di lavoro tengono duro, gli stipendi rimangono integri (vedi l’intervista di questa pagina). Il convegno organizzato nei giorni scorsi da Confcooperative ha tradotto in numeri queste tendenze. Nella Granda il fatturato del 2011 supera il miliardo di euro. Di questi, 458 milioni sono da ascrivere all’universo agricolo, due a quello dell’abitazione, 416 al settore servizi, trasporti e produzione, 66 al sociale, 3 alla cultura, turismo e sport, 360 mila euro al comparto sanitario. Per quanto riguarda la sola voce “credito”, ovvero la somma del deposito dei conti correnti dei soci, l’importo si attesta a quota 7 miliardi e mezzo. Cifre del tutto paragonabili a una manovra finanziaria di respiro nazionale.
I parametri risultano sostanzialmente stabili rispetto al 2010, anche se a rimetterci sembrano gli utili, la cui contrazione è impossibile da quantificare con precisione. Pure la “popolazione” cooperativa, dicono i dati, mostra numeri confortanti: le cooperative attive sono 401. Il settore che si aggiudica il primato è quello dell’agricoltura (141 unità), seguito da produzione e trasporti (116) e dal sociale (86). Il numero complessivo dei soci supera invece quota 155 mila, un quarto dei residenti nell’area cuneese. Un vero e proprio macrocosmo, pilastro strutturale della produttività e della possibilità lavorativa, tanto da spingere il presidente della Regione, Roberto Cota, a destinare due milioni di euro (a tasso agevolato oppure tramite contributi a fondo perduto) per incentivare i giovani che vogliono fondare una cooperativa e creare lavoro, favorendo il dinamismo economico. Se la dimensione solidale e il reciproco soccorso – pilastri morali, almeno in teoria, dell’ambiente cooperativo – potranno surclassare i fondamenti anti-etici che hanno innescato la crisi – profitto illimitato, individualismo e prevaricazione – è presto per dirlo. Per gli ottimisti, l’embrione di un nuovo modus vivendi si starebbe agitando, ammorbidendo la durezza del reale.

Matteo Viberti

foto Marcato

Ma lo Stato salda i conti con un anno di ritardo

COLLOQUIO – Parliamo con Massimo Gallesio, direttore di Confcooperative Cuneo. La situazione del mondo cooperativo risente parzialmente della recessione, ma il contesto critico potrebbe riservare piacevoli sorprese. Una visione ottimistica, che per essere concretizzata richiede l’impegno della pubblica amministrazione nel rispettare i tempi di pagamento per i servizi ricevuti.
Che cosa succede nel mondo cooperativo, Gallesio?
«Il momento è difficile per tutti, anche per noi. Il saldo tra nuovi iscritti e “uscenti” da Confcooperative è positivo di due sole unità, un risultato esiguo. Assistiamo a un generale calo di redditività, mentre gli utili sono precipitati drasticamente. Eppure, riusciamo a mantenere gli usuali standard di servizio erogato. Pure la retribuzione, l’occupazione e il fatturato rimangono stabili».
Che cosa si prospetta all’orizzonte di una crisi che non pare demordere?
«Esiste un rapporto inversamente proporzionale tra intensità della recessione e sviluppo del mondo cooperativo. Mi spiego meglio. Prendiamo l’esempio della sanità: se i tagli alle risorse persisteranno, molte funzioni di pertinenza pubblica verranno delegate al privato sociale ovvero alle cooperative. In questo modo la cosiddetta “economia civile” potrà prendere piede, affermando quegli ideali di solidarietà e mutualità che la animano. Quindi il contesto, paradossalmente, potrebbe risultare favorevole per le cooperative. Il vero problema sono le istituzioni».
Che cosa intende dire?
«La Regione negli ultimi tempi è riuscita a reperire qualche risorsa per soccorrere il mondo cooperativo che, non dimentichiamolo, risente del generale clima di penuria finanziaria e del taglio degli stanziamenti. C’è, in altre parole, un tentativo da parte delle istituzioni di venirci incontro. Il vero problema sono i ritardi di pagamento: la pubblica amministrazione non ha fondi, i pagamenti alle cooperative possono arrivare anche a 365 giorni dopo l’effettiva erogazione del servizio. È una situazione inaccettabile, assillante. Lo Stato deve adeguarsi agli standard europei, altrimenti saranno guai seri».

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