Il Piemonte resiste e rilancia

UNIONCAMERE Ventesima edizione per Piemonte in cifre, l’annuario statistico regionale curato da Unioncamere Piemonte, strumento che raccoglie le principali statistiche socio-economiche sabaude. La sintesi è data dalle parole di Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte: «La nostra regione resiste grazie all’export, nonostante la produzione industriale rallenti la corsa e la disoccupazione e il ricorso agli ammortizzatori sociali da parte delle imprese crescano. È il momento di uno scatto d’orgoglio di tutte le istituzioni. Occorre pensare allo sviluppo e a piani di crescita immediati per l’intero tessuto produttivo del Piemonte».

MERCATO DEL LAVORO Il bilancio 2011 del mercato del lavoro piemontese mantiene un certo dinamismo, anche se lontano dai risultati del 2009. In confronto al panorama nazionale, i numeri del Piemonte sono buoni anche se peggiorano i livelli di disoccupazione e di ricorso all’integrazione salariale. Ci sono stati anche timidi accenni positivi riguardanti la situazione giovanile, pur non sufficienti ad alleviare lo stato di disagio di questa fetta della popolazione. Cuneo, provincia in cui si registra un tasso di disoccupazione tre volte inferiore a quello delle altre province piemontesi, brilla nel quadro. Nonostante le prospettive rimangano critiche, come dimostrano i primi dati disponibili del 2012, in particolare sulle procedure di assunzione e sull’iscrizione alla mobilità, s’intravede qualche segnale di speranza. Spiega Massimo Giordano, assessore regionale allo sviluppo economico: «Il bilancio regionale ci garantisce di poter lavorare per creare maggiore occupazione, competitività, aiuto ai giovani e alle imprese, taglio della burocrazia. Abbiamo costruito un nuovo modello di sviluppo che mette insieme innovazione e competitività».
Intanto, però, nel 2011 si è verificato un importante ricorso delle imprese piemontesi alla cassa integrazione guadagni: le ore autorizzate ammontano, infatti, a quasi 146 milioni. Sono 296 le imprese che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione per crisi aziendale (16 mila addetti), 100 (circa 6 mila lavoratori) che hanno una procedura fallimentare in corso e 129 (4.500 lavoratori) in cessata attività.

L’EXPORT CRESCE Vero cavallo di battaglia della nostra regione è il commercio estero. Secondo i dati Istat, nei primi tre mesi del 2012 il valore delle esportazioni piemontesi ha raggiunto i 9,7 miliardi di euro, registrando un incremento del 5,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011, anno che si è chiuso con un giro di 38,5 miliardi (un incremento dell’11,8 per cento rispetto al 2010). La crescita è di poco inferiore a quella registrata a livello nazionale (+5,5 per cento) e il Piemonte si attesta nella quarta posizione nazionale tra le regioni esportatrici con una quota del 10,2.

«Il Piemonte resiste, con orgoglio e forza, alle sferzate della crisi, con un trend migliore di Lombardia e Veneto», commenta Dardanello. «In un contesto europeo e mondiale così fragile, però, le nostre imprese non possono essere lasciate sole. Dobbiamo evitare che il peso degli ostacoli strutturali e la mancanza di credito limitino le attività e pensare a programmi di sviluppo che permettano all’export di trainare la ripresa 2013».

Maurizio Bongioanni

Tra rigore e crescita

CONFINDUSTRIA Rigore crescita: sarà questo il tema dell’incontro di mercoledì 27 ad Alba. Il teatro Giorgio Busca ospiterà infatti alle 17.30 l’assemblea annuale 2012 di Confindustria Cuneo. Il programma dei lavori prevede, dopo la relazione della presidente degli industriali cuneesi Nicoletta Miroglio, una tavola rotonda condotta dal giornalista Andrea Cabrini (direttore Cfn/Cnbc e Class news), a cui prenderanno parte Claudio Costamagna (consigliere DeA Capital e Il Sole 24 ore), Alberto Mingardi (direttore generale istituto Bruno Leoni), Luca Paolazzi (direttore Centro studi Confindustria) e Paolo Mulassano (vicedirettore istituto Mario Boella). Grande attesa per l’intervento conclusivo del neo-presidente nazionale di Confindustria, Giorgio Squinzi.

«L’economia mondiale ha intrapreso uno dei suoi grandi processi di trasformazione e nulla sarà più come prima», spiega Nicoletta Miroglio, presidente di Confindustria Cuneo, introducendo il tema dell’assemblea. «La capacità di competere e la creazione di lavoro sono i due elementi che condizioneranno e caratterizzeranno gli anni a venire. In tale prospettiva la provincia di Cuneo mantiene un elevato tasso d’occupazione; esprime un numero importante di imprese leader nei rispettivi settori e dispone di centinaia di marchi noti e apprezzati in tutto il mondo. L’industria cuneese è oggi impegnata in una flessibile e intelligente strategia d’adattamento fondata sulla volontà di rinnovarsi. L’assemblea di quest’anno è l’occasione per un confronto sui grandi quesiti del momento. Quali le scelte per riavviare un processo di crescita del Paese? Che cosa vuole dire innovazione per le nostre imprese? Quali mutamenti duraturi ci dobbiamo attendere?».

A queste e ad altre domande saranno chiamati a rispondere i tre autorevoli relatori invitati alla tavola rotonda, con l’obiettivo di offrire un momento di riflessione attraverso il quale si definiranno implicitamente alcune idee guida indispensabili per affrontare l’inedito scenario che abbiamo davanti. Tra i temi su cui il conduttore Cabrini solleciterà Costamagna, Mingardi e Paolazzi: le potenzialità e il carattere dirompente dell’innovazione fondata sulla conoscenza e su know how aziendali originali; le prospettive del sistema produttivo nazionale costituito da piccole e medie imprese (le multinazionali tascabili); le dinamiche dell’economia internazionale; le indispensabili politiche nazionali (debito, risparmi sulla spesa improduttiva, riduzione del carico fiscale) per rilanciare il Paese.

Dal presidente Giorgio Squinzi i partecipanti si attenderanno un messaggio di speranza, ma anche la forza di indicare l’ormai insostenibile divaricazione tra le ragioni delle imprese – e di coloro che in esse lavorano – e quelle di una politica sin qui caratterizzata dal ricorso a ulteriori prelievi fiscali.

foto Ansa

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