Troppo alcol in corpo

È un’ortica che infesta, discreta ma inarrestabile, le pareti dell’anima. L’alcol è anatema dell’oggi, rinforza lo spirito di “branco”, quindi dissolve l’individualità in un gruppo più protettivo e illusoriamente rassicurante. Le debolezze per un attimo sono scordate, gli impacci e gli imbarazzi svaniti per una sera. Sono questi gli abbagli fatali, che concorrono a rendere seducente l’atto del bere. I medici spiegano come la dipendenza alcolica sia una malattia cronica, recidivante del sistema nervoso centrale, paragonabile ad altre patologie come il diabete, l’asma e l’ipertensione. Attestano, gli specialisti, come l’abuso di alcol abbia un impatto devastante non solo sulla vita Delle persone che ne sono colpite ma anche su quella dei loro familiari e delle comunità. In Italia gli alcolisti sono più di 1,5 milioni e 9 milioni sono le persone che consumano troppo alcol, mettendo a rischio la salute.

L’alcol in Piemonte. Come ha rilevato un’indagine dell’Osservatorio nazionale Cneps diffusa la scorsa settimana, uomini e donne piemontesi assumono alcol in dosi superiori alla media nazionale. In particolare, l’80,9 per cento degli uomini e il 57,4 per cento delle donne sono consumatori quotidiani. Dati in eccedenza rispetto alla media nazionale di due punti percentuali per quanto riguarda gli uomini (78,9 per cento) e di 4 punti percentuali per le donne (53,4). Andamenti critici si registrano pure sul fenomeno del binge drinking: il 4,9 per cento delle donne è solito consumare più di una bevanda alcolica in un breve lasso di tempo. L’obiettivo non è l’assaggio o il piacere, ma l’ubriacatura. Lo stordimento trionfa: come se la società ricercasse un’anestesia, un rimedio contro l’incertezza.

Il bicchiere della donna. I soggetti più colpiti dal “dramma alcolico” sono gli uomini, mentre i giovani, gli anziani e le donne – categorie deboli, infiacchite dal contesto recessionale e dalle politiche di austerity – si candidano come i perfetti “dipendenti del futuro”. Come ha spiegato Valentino Patussi, responsabile del Centro di alcologia e patologie correlate di Firenze, «in Italia la dipendenza alcolica femminile è un fenomeno ancora poco noto ma purtroppo molto diffuso e in aumento e il Piemonte ne è un chiaro avviso. Spesso le donne, oltre a svolgere un lavoro fuori casa del tutto simile per fatica a quello maschile, si trovano a dover affrontare problemi di gravidanza o di gestione familiare e sono, inoltre, al centro di una pressione mediatica che le identifica come una “nuova area” di consumatori, come già avvenuto nel passato con il tabacco».

Fuga dal dolore. Lo stato di abbandono e di solitudine degli individui, dunque, spinge a strategie di fuga dal dolore. In Italia, ogni anno, muoiono circa 17 mila persone a causa di malattie o incidenti legati al consumo eccessivo di alcol, con costi complessivi pari al 3,5 per cento del Prodotto interno lordo (Pil).

L’esercito dei dipendenti. In Piemonte, un piccolo esercito di seimila persone si è rivolto lo scorso anno ai centri specializzati per la disintossicazione: il 10 per cento dei pazienti era under 30. Insomma, l’alcol è un vero e proprio “feticcio” sociale, con cui l’individuo cerca di schiudere quelle parti di sé altrimenti inaccessibili o soffocate, oppure di medicare le ferite emotive.

Matteo Viberti

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