Un tuffo tra le Harley

L’appuntamento è alle 9.30 di sabato 21 e la piazza è ancora deserta, alcune moto sparse qua e là e gli organizzatori indaffarati. Bruno Bongiovanni, director del Chapter di Alba, sovrintende alle operazioni: «Stiamo aspettando che arrivino. Intorno alle 11 partiremo per un bel giro in Langa che si concluderà con aperitivo in una cantina. Venerdì sono arrivate le prime 120 moto ora ne aspettiamo oltre 500».
Non c’è da attendere molto; la chiacchierata è interrotta da rombi imperiosi: una lunga catena di moto che serpeggia ininterrotta intorno alla piazza. «Vengono da tutta Italia», continua il director. «Fino dalla Julia (il gruppo di Pordenone). Ce ne sono anche di Parma, di Verona, di Perugia e dalla Svizzera. Tutti per gustarsi le strade e i nostri prodotti tipici. Vogliamo ringraziare il Comune e l’Ente turismo per la grossa mano che ci hanno dato».

Poi mi aggiro tra le moto. Sono tutte diverse e i proprietari si scambiano affettuosi saluti. «L’Harley Davidson è libertà e stare insieme», mi dice Cesare di Torino. «È lo spirito di andare in moto senza fare i 300 all’ora. Non ci interessa fare “casello-casello” in dieci minuti».

L’Harley è un mito», dice un signore arrivato da Pordenone. «Non siamo biker estremisti, ci piace girare, ritrovarci e scambiare opinioni; quale miglior occasione di un raduno?».

Giovanni, invece, un manager informatico di Verona, mi spiega la peculiarità che contraddistingue questa da altre moto: «In sella ti godi il vento addosso, riscopri gli odori della strada, vedi paesaggi nuovi. Quindi è un modo di vivere una dimensione che ti ricarica dopo una settimana in ufficio e i casini del lavoro».

Argentina, ad Alba con suo marito, ci dice: «Io sono una passeggera, per cui mi godo ogni momento. L’Harley è anche un modo per passare dei momenti meravigliosi».

Il mondo dell’Harley non si rivela al primo arrivato: si scopre a piccoli passi, a volte sono gli amici che ti ci fanno entrare (come nel caso di Chiaffredo), oppure si va in moto per una vita prima di assaggiare una Harley che ti conquista e non l’abbandoni più; come Enrico che poi ci racconta dei meeting internazionali. «I raduni sono tantissimi. Io vado a quello di Biograd in Croazia e poi al più importante di tutti: Faaker See in Carinzia (Austria), dove partecipano fino a 100.000 moto».

Infine mi avvicino, incuriosito da un gruppo appena arrivato. Parlano tedesco e un uomo dal baffo epico fa esplodere dalla sua moto rossa fuoco la sigla di Heidi in tedesco. Di fianco a lui c’è Isabel, una ragazza che viene dalla Svizzera: «Dopo una settimana di duro lavoro ti puoi sentire finalmente libera in sella alla tua Harley. Vengo da Montreux, ma il mio Chapter raggruppa quaranta persone da tutto l’Ovest svizzero».

La piazza comincia davvero a gonfiarsi, decido di tornarmene indietro, un po’ a disagio sulla mia piccola Panda arancione a gas metano.

 Alessandro Costa

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