VADO e non torno

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Nell’ambito dell’assemblea annuale, il Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Cuneo ha organizzato a Monforte una tavola rotonda attorno alla quale si sono riuniti alcuni giovani talenti che hanno saputo cavalcare l’onda nell’era della globalizzazione. «Back to future, è stata una riflessione dei giovani su un Paese che sembra dimenticarsi delle nuove generazioni», ha spiegato il presidente Simone Ghiazza. Il convegno è partito da un’analisi sullo status quo dell’imprenditoria italiana, fotografato da Alessandro Rosina, demografo all’università Cattolica di Milano.

In Italia i giovani rappresentano soltanto il 10 per cento della popolazione (media che scende al 9,5 in provincia di Cuneo): pochi, se si pensa che nel mondo questa fascia si attesta al 18 per cento. Nel contempo, paradossalmente, pur trattandosi di “merce rara”, si percepiscono i giovani come qualcosa di poco prezioso; basti pensare che il nostro Paese detiene in Europa il primato per il numero di ragazzi che né studiano né lavorano, con una cifra record di inattivi che dipendono dalla famiglia d’origine.

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 Bamboccioni, sfigati, mammoni: ecco alcuni degli epiteti con cui la classe politica suole apostrofare una categoria su cui lo Stato pare deciso a non investire. Eppure, ha argomentato Rosina, i giovani italiani risultano ben diversi dall’immagine stereotipata che se ne vuole trasmettere: nativi digitali, ambiziosi, partecipativi, intraprendenti e con voglia di mettersi in gioco. Tendono però a scoraggiarsi e, a fronte di un Paese che sbarra loro le porte, non restano che due soluzioni: restare e vendersi al ribasso o espatriare in cerca di fortuna. Il risultato è un Paese con bassa crescita e poca spinta al cambiamento. Vecchio, insomma.

 Formati e persi: se un milione e mezzo di italiani tra i 20 e i 40 anni sono già oltre confine, 6-7 mila laureati lasciano ogni anno il Paese, dopo avervi compiuto il proprio percorso di studi, andando a mettere il loro talento altrove. Ne consegue per l’Italia, che non solo si lascia sfuggire i suoi cervelli, ma non sa attrarne di stranieri, una perdita economica e un impoverimento sociale e culturale. La fuga di talenti non va bloccata, bensì «trasformata in circolazione: i giovani non vanno costretti a rimanere, ma incentivati a tornare, mettendo a disposizione del Paese le loro competenze», ha spiegato Rosina. Seppur in anni difficili, ci sono giovani che hanno saputo far fruttare il proprio talento. A raccontare la vicenda imprenditoriale a Monforte c’erano Andrea Balduzzi (Principal EarlyBird Milano), Paolo Bassino (titolare GotoandPlay) e Dejan Bosniakivich (titolare libreria Janus di Cuneo), mentre Loris Degioanni (senior director Technology Riverbed) è intervenuto in collegamento dalla Silicon Valley.

Elisa Pira

Chi emerge nel campo della moda

La cantina Ceretto, da tempo luogo di eventi culturali, ha ospitato per la prima volta una sfilata di moda, facendosi vetrina per giovani stilisti emergenti del territorio: Claudia Cane, Alberto Caneglias, Sofia Quinones, Alla Nitsenko e Coquette.

 È la dimostrazione che i giovani albesi possono farsi strada in campi assai difficili, come quello della moda. «Ciascuno di noi ha uno stile diverso, c’è chi si ispira ai costumi tradizionali russi, chi propone linee sofisticate o minimaliste, dall’haute couture al prêt-à-porter», ha commentato Claudia Cane, disegnatrice di costumi per la danza classica e contemporanea e di linee cocktail. Proprio da lei, ex studentessa dell’Accademia delle belle arti di Cuneo, è partita l’idea di presentare le proprie creazioni ad Alba. Organizzatrice della serata è stata Moving in fashion, associazione nata dall’unione di giovani creativi che operano in diversi settori, da quello stilistico all’acconciatura, dalla fotografia al video, e che si propone di creare momenti dedicati all’espressione del talento emergente, valorizzando il territorio attraverso la scelta delle location per gli eventi.

 Durante la passerella si è svolta un’asta a favore di Candiolo, fondazione piemontese per la ricerca sul cancro: in premio magliette d’autore.

 Chiara Cavalleris

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