Tribunale, nulla da fare

TAGLI Anulla sono serviti proteste, scioperi e appelli. Alba perderà il proprio Tribunale, che entro i prossimi mesi verrà assorbito da quello di Asti. Analogo destino tocca alla Sezione distaccata di Bra, destinata a scomparire.

La decisione finale è stata adottata dal Consiglio dei ministri pochi giorni prima di ferragosto, con un decreto legge che va letteralmente a falcidiare i presìdi giudiziari piemontesi, con la soppressione di ben 8 tribunali. Il conto più salato lo pagherà la provincia di Cuneo, dove insieme ad Alba scompariranno i tribunali di Saluzzo e Mondovì, che verranno accorpati a Cuneo, l’unico a sopravvivere. E dire che in Commissione giustizia della Camera, dove relatore del provvedimento era il deputato monregalese Enrico Costa, l’assemblea aveva chiesto al ministro Paola Severino di salvare un secondo tribunale nel cuneese, anche se poi la scelta privilegiata da Costa era, ovviamente, quella del Palazzo di giustizia di Mondovì, non certo quello di Alba. L’opinione era condivisa anche dal Senato.

Tutto si è rivelato però vano, sebbene la Severino si sia dimostrata maggiormente sensibile alle proteste provenienti da altre parti d’Italia, tanto da ridurre da 37 a 31 il numero di tribunali destinati alla chiusura. E così a salvarsi sono stati gli uffici giudiziari delle zone a maggiore densità mafiosa. In particolare sono stati mantenuti i presìdi di Caltagirone e Sciacca in Sicilia; Castrovillari, cui sarà accorpato il Tribunale di Rossano, Lamezia Terme e Paola in Calabria. A Cassino sarà invece unita la sezione distaccata di Gaeta nel Lazio, mentre il Tribunale di Napoli Nord sarà dotato di un ufficio di procura.

Perché il Ministro della giustizia si è dimostrato sordo alle richieste albesi, sebbene suffragate da dati certi che dimostravano inconfutabilmente l’opportunità di mantenere attivo il Tribunale di piazza Medford? Da più parti l’indice è puntato contro la politica piemontese, incapace di fare fronte comune e proporre una soluzione unitaria. Ciascun esponente ha difeso il proprio orticello, insomma, come dimostra il tentativo naufragato di accorpare le sedi giudiziarie di Alba e Mondovì.

C’è comunque chi ritiene che in ogni caso le cose non sarebbero andate diversamente, visto che al Nord nessuno si è salvato.

E adesso? Anche sotto il profilo della disciplina transitoria prevista dal decreto Alba si rivela sfortunata. Il documento adottato dal Consiglio dei ministri prevede infatti un periodo di 5 anni perché la riforma possa essere attuata. Si tratta dei tempi necessari per ampliare i palazzi di giustizia superstiti in modo tale che possano accogliere il nuovo personale. Tempi che però si riducono a soli 18 mesi nel caso in cui i tribunali assorbenti abbiano già strutture sufficientemente capienti. Ipotesi questa che riguarda il presidio di Asti.

Roberto Buffa

Marello: «La politica non ha assunto una posizione unita»

La scomparsa del tribunale è stato un duro colpo per Alba e il primo cittadino Maurizio Marello non nasconde l’amarezza: «La soppressione del tribunale ci ha lasciato con l’amaro in bocca. Ciò anche alla luce di come sono andate le cose da un punto di vista più generale. Tagliare in tutta Italia 220 sezioni distaccate, 674 giudici di pace e 30 tribunali, così come ha fatto il Governo, significa “ammazzare la giustizia”, allontanare dai cittadini un servizio fondamentale che dovrebbe essere di prossimità. Ciò a fronte di un contenuto risparmio, peraltro tutto da verificare in concreto, e di un sicuro congestionamento dei tribunali rimasti con un prevedibile ulteriore allungamento dei tempi processuali. Insomma, se di riforma epocale si tratta, così come l’ha definita il Ministro della giustizia, lo è certamente per i suoi aspetti negativi». Per il Sindaco la scelta del Governo rimane incomprensibile: «Non solo perché Alba è il primo tribunale in provincia quanto a mole di lavoro e ha una struttura di grande efficienza; ma perché è inconcepibile che in provincia di Cuneo (più estesa della Liguria) rimanga un solo tribunale (quello del capoluogo), mentre in Liguria (per proseguire nell’esempio) ne restano quattro». Marello punta il dito contro la politica: «Purtroppo non abbiamo assistito a una altrettanta unità di intenti del mondo politico. Vi è stata la determinata presa di posizioni dei sindaci e dei Consigli comunali di Alba, Bra e del nostro territorio, ma più in generale abbiamo assistito a una sostanziale debolezza e mancanza di progettualità da parte delle istituzioni e delle forze politiche. L’onorevole Enrico Costa ha messo in pista iniziative (vedi quella del tribunale riunito Alba-Mondovì), che si sono rivelate insostenibili (e forse anche dannose), evidentemente nell’intento di salvare il presidio giudiziario monregalese. È mancata una posizione netta e istituzionale a difesa del nostro tribunale, manifestando una carenza di capacità programmatoria che le compete». Alba, comunque, non vuole arrendersi: «Rimane una fase transitoria nella quale speriamo che qualcosa possa ancora cambiare e ci adopereremo in questa direzione con tutte le nostre forze».

Bongioanni: «Non molleremo»

Anche gli avvocati puntano il dito contro la politica. «Ci sarà tempo e modo di fare emergere le responsabilità politiche che sono alla base della soppressione del Tribunale di Alba», dichiara Giancarlo Bongioanni, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Alba. L’Ordine attende i politici locali al varco dell’imminente campagna elettorale e «non rinuncerà a seguire, giorno per giorno, l’evolversi della situazione, nella convinzione di condurre una battaglia giusta. Non ci si sottrarrà a qualsiasi iniziativa venga attuata». Tra l’altro, si sta valutando l’impugnazione davanti al Tar del provvedimento del Governo per “eccesso di delega”.

ro.bu.

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