Pellegrini nel tempo

Nell’agosto scorso si è svolta a Mazara del Vallo la 63ª Settimana liturgica nazionale. Il tema ha raccolto due grandi eventi: l’Anno della fede e il decennio dedicato dai Vescovi italiani all’educazione. Il Cal ( Centro di azione liturgica ) ha pensato il tema in riferimento all’emergenza educativa che le nostre comunità ecclesiali si trovano a fronteggiare.

“L’anno liturgico: pellegrini nel tempo” è stato posto come aiuto per sottolineare che il ciclo delle feste cristiane è un vero e proprio “itinerario educativo alla sequela di Cristo”. L’anno liturgico è come una scuola e sui banchi di questa scuola s’impara come, attraverso le feste e le celebrazioni, ci mettiamo in cammino verso un fine che è quello della conformazione a Cristo. Impariamo a essere simili a lui. Ciò che celebriamo e ciò in cui crediamo è il contenuto della nostra fede. Perciò l’anno liturgico è il dono che la Chiesa ci fa per vivere bene la nostra fede.

«L’educazione normale e più comune dei fedeli alla mentalità e allo spirito cristiano – ha affermato mons. Felice Di Molfetta – deve avvenire proprio attraverso il percorso dell’anno liturgico, con i ricorrenti appuntamenti delle domeniche e delle feste».

La liturgia, infatti, è scuola permanente attorno al Signore risorto e luogo educativo e rivelativo in cui la fede prende forma e viene trasmessa. Purtroppo non è sempre così. I testi liturgici non sempre sono colti e valorizzati nel loro vero significato e le feste ridotte a semplici occasioni di incontro. Ciò avviene quando vengono anteposti i nostri programmi a quelli del Signore.

È bene rivedere certe prassi pastorali e armonizzarle con il respiro dell’anno liturgico. I sacramenti non possono essere collocati a caso nel calendario, in funzione del disbrigo degli impegni. Essi vanno inseriti nel ritmo vivo dell’anno liturgico.

Una parola che è ritornata in più relazioni è: tempo. Il tempo è dono di Dio. Esso perciò è «luogo stesso di salvezza » come ha sintetizzato il monaco di Bose, Goffredo Boselli; dunque strumento di conformazione a Cristo. Tutto deve partire, ha sottolineato Luca Brandolini, dal mistero pasquale, «grembo germinale dell’anno liturgico ». Persino nelle domeniche per annum, «ingiustamente considerate incolori ». Il tempo ordinario fa una lettura globale del mistero di Cristo a partire dal suo nucleo fondamentale che è la domenica.

Pietro Sorci, liturgista della Facoltà teologica di Sicilia, ha parlato dell’anno liturgico come «spazio vitale per diventare e restare cristiani». Una scuola che dura dodici mesi all’anno e che illumina tutti gli aspetti dell’esistenza umana. Ha invitato a vivere l’anno liturgico come itinerario di formazione permanente, di fede e di vita cristiana dell’intera comunità, fondato sui sacramenti della iniziazione, di cui l’assemblea costituisce una incessante ripresa, nel quale si inserisce la celebrazione degli altri sacramenti e a cui si collegano le diverse espressioni della devozione e della pietà popolare.

Nella luce dell’Anno della fede, il segretario del Cal ha evidenziato l’anno liturgico come luogo per vivere non solo con fede, non solo per mezzo della fede, ma vivere di fede. Da questa consapevolezza scaturisce l’impegno per i pastori e gli operatori di pastorale di educare le comunità attraverso il percorso dell’anno liturgico. Per cui l’anno liturgico nasce dall’amore della Chiesa per Cristo ed è radicato nella fede che ciascun fedele ha in Cristo, presente nel tempo.

Il monaco Enzo Bianchi nella relazione finale ci ha invitati a fare di ogni celebrazione dell’anno liturgico l’immagine della Chiesa, affinché essa sia segno di speranza. Dalla riforma della liturgia, infatti, non sono stati solo rinnovati i riti, ma anche la stessa comunità. Nell’attuazione di quei precetti c’è in gioco la fedeltà evangelica della Sposa-Chiesa allo Sposo- Cristo che è con lei fino alla consumazione del tempo.

Don Giovanni Burdese
Ufficio liturgico

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