Cervella vince e rilancia Apro

L’ANALISI Momento di svolte per Apro, la scuola di formazione professionale di via Castelgherlone: abbiamo incontrato il presidente del Consiglio di amministrazione (Cda), Olindo Cervella, per fare il punto della situazione. La novità viene dal Tribunale di Alba, che ha appena assunto una decisione importante, emettendo una “sentenza” in grado di cambiare le sorti di Apro.

Cos’è successo, Cervella?

«Due soci di Apro formazione – le cantine Marchesi di Barolo e il Comune di Barolo – avevano impugnato il bilancio Apro, ovvero si erano trovati in disaccordo con le scelte del Cda ed erano ricorsi al Tribunale. Oggetto della contestazione erano le operazioni di azzeramento del capitale e la sua ricostituzione, un rifinanziamento reso necessario dalle difficoltà che Apro andava affrontando: serviva nuova liquidità. Lunedì 29 ottobre il Tribunale ha pronunciato il “lodo arbitrale”, respingendo le contestazioni, confermando la piena correttezza del bilancio redatto dal Consiglio di amministrazione e giudicando appropriate le scelte gestionali compiute. La decisione ha dato maggiore serenità alla scuola».

Ora potrete dedicarvi alle attività formative, senza timori. È vero che avete intenzione di cambiare lo statuto?

«È ancora presto per dirlo, valuteremo l’opzione durante la riunione del Consiglio di amministrazione del 15 novembre. Certo è che, una volta che la mia carica in Apro sarà scaduta, vorrei assicurarmi che i nuovi gestori non escano dai tracciati organizzativi e che nessuno ripeta gli errori del passato».

Si dice anche che Apro voglia ampliare i locali scolastici di via Castelgherlone.

«L’intenzione è di costruire nell’area adiacente a via Castelgherlone una palazzina da 1.200 metri quadrati (tre piani) che sostituirà gli attuali locali affittati in corso Barolo. L’operazione è giustificata dal fatto che questi ultimi, tra affitto e riscaldamento, costano alla scuola una cifra spropositata, con cui potremmo fronteggiare le spese di un eventuale mutuo per la costruzione di un immobile di proprietà».

Per il resto, come vanno le cose dal punto di vista finanziario?

«Il 31 agosto abbiamo chiuso con un fatturato di 6 milioni e 600 mila euro. Prevedevamo di arrivare a 6: in periodo di crisi, è un risultato straordinario ».

Eppure, il debito di Apro nei confronti della Regione ammontaa circa 600 mila euro, si era detto.

«Si tratta di un debito che risale al 2002, che avrebbe dovuto cadere in prescrizione dopo dieci anni, ovvero nel 2012. Un giorno prima della scadenza, la Regione ha preteso il pagamento. C’è comunque da considerare come gli enti superiori – soprattutto la Provincia – debbano ad Apro circa 800 mila euro, ovvero l’esatta cifra che Apro deve alle banche. Insomma: azzerando i ritardi di pagamento da parte delle istituzioni, il nostro bilancio godrebbe di ottima salute. Invece i ritardi arrivano fino a 180 giorni, mentre nelle province di Torino e Asti non superano i 30 giorni».

Matteo Viberti

 «L’istituto ha ancora vinto un bel nulla»

Tra le scelte strategiche effettuate negli ultimi mesi da Apro per colmare il “buco” di bilancio, spiccava la dismissione delle strutture alberghiere presso il castello di Barolo: il corso di alta cucina che si voleva localizzarvi implicava costi gestionali elevati, secondo il Presidente e il Consiglio di amministrazione della scuola professionale albese. Il Comune di Barolo (socio di Apro) ha contestato il provvedimento, appellandosi allo statuto e impugnando il bilancio consuntivo in Tribunale. Parliamo con Walter Mazzocchi, sindaco di Barolo.

Apro esulta per la decisione del Tribunale, che giudica il bilancio della società (e le decisioni del Cda) conformi alle normative. Che cosa ne pensa, Mazzocchi?

«Le sentenze bisogna leggerle tutte. L’affermazione sulla correttezza del bilancio impugnato non equivale a dichiarare il via libera alla sospensione delle attività situate presso il castello di Barolo. Lo stesso statuto scolastico, all’articolo 2, dice in modo inequivocabile che Apro può svolgere attività formativa e professionale in diversi luoghi, ma salvaguardando le sedi storiche: ovvero quelle di Alba e Barolo. Insomma: l’unilaterale decisione di abbandonare il castello, intrapresa senza il preventivo supporto dell’assemblea dei soci, configura, oltre a un danno per il nostro Comune, la modificazione dell’oggetto sociale».

Che cosa farete, dunque?

«Analizzando il testo della sentenza, emerge come l’arbitro abbia criticato l’operato degli amministratori Apro. In altre parole, Barolo avrebbe tutto il diritto di ricorrere nuovamente al Tribunale. A questo punto – pur senza escludere un’intesa pacifica – valuteremo se, come e quando inoltrare un’altra causa. Per ora non abbiamo programmi certi. A ogni modo, i trionfalismi “gridati” da Apro dopo la sentenza del Tribunale risultano del tutto fuori luogo».

m.v.

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