Gaudium et Spes

La rilettura di un evento straordinario da parte di mons. Sebastiano Dho, Vescovo emerito di Alba

Nella Chiesa compiti diversi per la stessa missione. I ruoli dei pastori e quelli dei laici, quando in gioco è l’impegno nella società.

Completiamo la riflessione sulla missione della Chiesa nel mondo precisando i compiti comuni per tutti e specifici a seconda delle diverse vocazioni, e poi – novità assoluta del Concilio Vaticano II – mettendo in luce «l’aiuto che la Chiesa riceve dal mondo contemporaneo » (nn. 43 e 44). I

l cristiano nella vita civile, sociale e politica.

«Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso e mette in pericolo la propria salvezza eterna» (n 43). Sono due affermazioni nette e severe come raramente si trovano in testi ufficiali. Il Concilio chiarisce che l’impegno serio dei cristiani nella vita civile, sociale, politica non è facoltativo,ma strettamente obbligatorio perché autentica modalità di esercitare la carità, virtù cristiana somma, il primo e grande comandamento tale da condizionare “la salvezza eterna” cioè il paradiso o meno! Altro che ignorare, disprezzare, la partecipazione politica-sociale in nome di una mal compresa religiosità intimistica di comodo. Non per nulla Paolo VI ha definito l’attività politica, ben intesa nel senso genuino d’impegno per il bene comune, «una singolare e alta forma di carità».

Notiamo come la Gaudium et Spes dica espressamente che se si trascura l’impegno nella comunità degli uomini non si manca solo verso il prossimo ma anche verso Dio stesso (n 43).

Cristiani laici e cristiani pastori (Vescovi e presbiteri).

A questo principio generale che vale per tutti i battezzati senza eccezioni, seguono poi due altre affermazioni altrettanto importanti che precisano invece i compiti diversi per i cristiani laici e per i cristiani pastori (Vescovi, presbiteri) e che vanno tenute presenti per salvaguardare la correttezza dei rapporti nella Chiesa e tra la Chiesa e il mondo.

«Ai laici spettano propriamente anche se non esclusivamente gli impegni e le attività temporali». Dunque entrare direttamente assumendo incarichi e funzioni di responsabilità nel sociale-politico (es.: sindacato, partiti, amministrazioni pubbliche, Parlamento, ciò spetta ai laici come diritto-dovere, non ai pastori).

La Gaudium et Spes precisa poi anche il modo: questi laici devono procurarsi la debita preparazione e competenza in queste complesse realtà e, importantissimo, ricordino che rappresentano solo se stessi e non la Chiesa come tale: «Nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa. Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso un dialogo sincero, mantenendo la mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune» (n 43).

Il testo fa giustizia di ogni tentativo purtroppo frequente da parte di certi politici che hanno sempre in bocca «noi siamo col Papa, noi difendiamo i valori cristiani, la Chiesa, addirittura Dio!», dimenticando il “piccolo” particolare di confrontarsi con il Vangelo specialmente Matteo 25: “avevo fame, sete, ero forestiero…”.

«I Vescovi poi, a cui è affidato l’incarico di reggere la Chiesa di Dio, devono, insieme con i loro presbiteri, predicare il messaggio di Cristo in modo tale che tutte le attività terrene dei fedeli siano pervase dalla luce del Vangelo» (n 43), compreso evidentemente Matteo 25 appena citato.

La Gaudium et Spes aggiunge ancora una precisazione importante a riguardo dei rapporti pastori-laici in questa delicata materia sociopolitica. «Dai pastori, i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti al punto che a ogni problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione, assumano invece essi (i laici) la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero» (n 43). Dunque nessuna separazione, ma neppure confusione di ruoli e di responsabilità, ma rispetto della propria vocazione e relativi compiti. In sintesi potremmo dire: in questo impegno di presenza cristiana nella società ai pastori spetta la formazione e ai laici l’azione.

La Chiesa dona e riceve dal mondo. Già abbiamo detto che questa presa di posizione conciliare rappresenta una svolta nella storia bimillenaria della Chiesa. Due le affermazioni chiare:

1. «Come è importante per il mondo che esso riconosca la Chiesa quale realtà sociale della storia e suo fermento, così pure la Chiesa non ignora quanto essa abbia ricevuto dalla storia e dall’evoluzione del genere umano» (n 44).

Seguono poi in dettaglio questi aiuti dalle varie culture e scoperte scientifiche a favore dell’uomo, quando sono usate correttamente invitando soprattutto i pastori «con l’aiuto dello Spirito Santo ad ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo e saperli giudicare alla luce della parola di Dio» (n 44). Notiamo che siamo nel 1965! Quindi prima della colluvie informatica e massmediale di oggi.

2. «Anzi la Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire perfino dall’opposizione di quanti la avversano e la perseguitano » (n 44). Questa è fuori ogni dubbio una vera sorpresa che ha provocato non solo adesioni, ma pure reazioni negative; eppure è semplicemente evangelica perché Gesù stesso ha messo in guardia i suoi discepoli da «coloro che parlano sempre bene di voi» (Luca 6, 26).

Certamente questa presa di posizione coraggiosa suona implicitamente come un invito alla Chiesa a prendere occasione da queste prove anche dolorose per interrogarsi seriamente sul proprio stile di vita in vista di una maggiore fedeltà al Vangelo e quindi a una sempre necessaria purificazione per potere adempiere meglio la sua missione nel mondo.

Mons. Sebastiano Dho (25-continua)

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