BULLI in azione in una scuola su due

Episodio di bullismo: i Salesiani di Bra cacciano un ragazzo

L’INCHIESTA Il bullismo racchiude due attori: la vittima e l’aggressore. Esentimenti, rabbia, vergogna, compiacimento, autocolpevolizzazione, solitudine. Vissuti capaci di sfilacciare non solo le identità,ma anche il benessere sociale. Si tratta di un fenomeno sommerso, veicolato da gesti quotidiani, tonalità della voce, accanimento fisico e relazionale.Èun agguato paziente e potente, la cui incidenza appare esacerbata dalla crisi e dalle condizioni di vita critiche, che rendono le famiglie più propense alla rabbia, all’ansia, all’agitazione.

IN PIEMONTE Perciò la Regione ha rinnovato, per il triennio 2013-2015, il progetto di prevenzione avviato nel 2007 e realizzato nelle scuole in collaborazione con le Forze dell’ordine. Un programma che negli ultimi tre anni ha coinvolto più di centomila studenti, 23 mila cuneesi. Stupefacenti i risultati: secondo l’Osservatorio regionale sul bullismo, su un campione di 600 scuole, dalle materne alle superiori, il fenomeno ha mostrato un calo del 6,2 per cento.

A CUNEO Secondo le rilevazioni, la maggior parte dei casi di bullismo si registra nelle scuole medie (52,9 per cento dei casi), seguite dalle superiori (25 per cento), dalle primarie (19,6 per cento) e dalla scuola dell’infanzia (2,5 per cento). I valori percentuali di incidenza delle singole province oscillano tra il 2,9 nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola e il 46,6 nel torinese. Cuneo, con il 16,7 per cento, si colloca al secondo posto della classifica. In pratica, una delle peggiori. Un dato aggravato da un precedente studio regionale: venne distribuito un questionario che chiedeva ai dirigenti si fossero verificati atti di bullismo tra il 2008 e il 2010. La Granda mostrava un valore del 45,5 per cento. Significa che in una scuola su due si verificavano atti di tipo aggressivo con compromissione della vita sociale, emotiva o scolastica per la vittima.

MINACCE A livello piemontese emergono cifre significative sulle singole tipologie di aggressività: le molestie sessuali si concentrano nelle superiori (33,3 per cento dei casi) e nelle medie (66,7), così come la diffusione di contenuti offensivi attraverso Internet e cellulare (33,8 per cento nelle superiori e 64,8 per cento nelle medie). La violenza privata (ad esempio, chiudere in bagno un compagno) si manifesta nelle medie (61 per cento) ma anche nella scuola primaria (29 per cento). Sempre le medie si aggiudicano il triste primato per maggior numero di lesioni (64,7 per cento), percosse (65,7 per cento), ingiurie (54,2 per cento) e diffamazione (46,3 per cento). Insomma: la fascia compresa tra i 12 e i 14 anni sembra rappresentare il terreno più fertile per il verificarsi di soprusi.

L’ESPERTO Come ci ha spiegato il capitano dei Carabinieri di Alba Nicola Ricchiuti, «a livello locale l’aggressività si esplicita in forma più attenuata. Registriamo atti vandalici moderati, come le scritte sui muri. La città, tuttavia, è polo attrattivo: il terminal dei bus e i mezzi sono punto in cui si verificano fenomeni di aggressione. Non si tratta di sola o per forza di violenza fisica, ma anche verbale, comunicativa».

Matteo Viberti

Patrizia Scanu: «È sbagliato sottovalutare il fenomeno bullismo»

Parliamo con Patrizia Scanu – nella foto – , psicologa e docente di psicologia al liceo delle scienze sociali Leonardo Da Vinci di Alba.

Il bullismo è un fenomeno complesso. Ci può spiegare di che cosa si tratta, Scanu?

«Il bullismo è un tipo di relazione tra due o più persone caratterizzata dalla compresenza di tre elementi: uno squilibrio di potere (dovuto all’età, alla forza fisica, alla capacità o all’appoggio di un gruppo), l’ostilità intenzionale del più forte verso il più debole e la persistenza nel tempo di questo comportamento. Le azioni ostili possono essere psicologiche (screditare e isolare la vittima attraverso calunnie alle sue spalle, escluderla dal gruppo), verbali (insultare e umiliare pubblicamente, prendere in giro, minacciare) o fisiche (spintoni, percosse, tormenti, ricatti sessuali). Il primo tipo di bullismo è prevalente fra le femmine, il terzo fra i maschi, il secondo è comune a entrambi i sessi».

Quali le origini di questo fenomeno?

«Nella nostra società, sempre più frammentata e meno solidale, i media e gli adulti forniscono continui modelli di individualismo, egoismo e sopraffazione, che spesso si riproducono all’interno delle famiglie. I bulli possono interiorizzare la violenza come “modo per essere qualcuno” e ottenere riconoscimento e “rispetto” dagli altri. La scuola non riesce a sopperire a questa mancata educazione».

Può raccontare un’esperienza di bullismo che ha coinvolto, ad esempio, qualcuno dei suoi ragazzi?

«Ricordo il caso di un’intera classe che si coalizzò contro una compagna, isolandola, al punto da provocare un crollo psicologico. In quel caso intervenni a lezione sull’intera classe, per aiutare le ragazze a diventare consapevoli delle dinamiche in gioco e allo stesso tempo sostenere la vittima. Alla fine, la situazione si chiarì e per fortuna, con un lavoro sulla comunicazione interpersonale, si risolse. Il bullismo non va sottovalutato: crea danni gravi alla vittima e allo stesso bullo, oltre a generare un clima di insensibilità fra gli studenti ed è una delle cause principali dei comportamenti antisociali, oltre che di violenza domestica».

Che cosa si può fare?

«Il ruolo della prevenzione è fondamentale. Consiste nell’educare i ragazzi all’empatia, alle regole, alla responsabilità. Il gruppo deresponsabilizza gli individui, che perdono la percezione della gravità delle loro azioni. Ripeto: l’intervento degli adulti, più che punitivo, dev’essere educativo. Certo, non è facile in una società sempre più disgregata e competitiva come la nostra. Ma il danno che scaturisce da questa scarsa attenzione alle persone potrebbe essere enorme per tutti».

m.v.

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