Tre vie per arrivare a Dio

In questo Anno della fede, Benedetto XVI si è messo per primo a fare il “catechista”, a offrire il suo chiaro insegnamento, a dare la sua limpida testimonianza per aiutare tutti, credenti e non credenti, ferventi e dubbiosi, ma soprattutto i sinceri ricercatori nel cammino di fede. La sua prima preoccupazione, alla scuola del suo maestro Sant’Agostino, è quella di ricordare a tutti che l’iniziativa è sempre di Dio e, anche nel cammino verso di Lui, «è Lui per primo che ci illumina, ci orienta e ci guida, rispettando sempre la nostra libertà. “Non siamo noi a possedere la Verità dopo averla cercata, ma è la Verità che ci cerca e ci possiede” (Sant’Agostino)». Ci sono tuttavia delle vie privilegiate che possono aprire il cuore dell’uomo alla conoscenza di Dio, dei segni che indirizzano verso di Lui; e il Papa ne individua tre: il mondo, l’uomo, la fede.

La prima via: il mondo

«Penso che dobbiamo recuperare e far recuperare all’uomo di oggi la capacità di contemplare la creazione, la sua bellezza, la sua struttura. Il mondo non è un magma informe, ma più lo conosciamo e più ne scopriamo i meravigliosi meccanismi, più vediamo un disegno, vediamo che c’è un’intelligenza creatrice. Albert Einstein disse che nelle leggi della natura si rivela una ragione così superiore che tutta la razionalità del pensiero e degli ordinamenti umani è al confronto un riflesso assolutamente insignificante. Una prima via, quindi, che conduce alla scoperta di Dio è il contemplare con occhi attenti la creazione».

La seconda via: l’uomo

«Sant’Agostino ha una celebre frase in cui dice che Dio è più intimo a me di quanto lo sia io a me stesso. Da qui egli formula l’invito: “Non andare fuori di te, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità”. Questo è un altro aspetto che noi rischiamo di smarrire nel modo rumoroso e dispersivo in cui viviamo: la capacità di fermarci e di guardare in profondità in noi stessi e leggere quella sete di infinito che portiamo dentro, che ci spinge ad andare oltre e rinvia a Qualcuno che la possa colmare». Il Papa cita poi il Catechismo della Chiesa cattolica (per ricordare anche a noi di farne tesoro in questo 20° della sua pubblicazione), dove al n. 33 si legge che «con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all’infinito e alla felicità, l’uomo si interroga sull’esistenza di Dio».

La terza via: la fede

La via che il Papa raccomanda con particolare sottolineatura è la vita di fede, la testimonianza dei credenti. «Chi crede è unito a Dio, è aperto alla sua grazia, alla forza della carità. Così la sua esistenza diventa testimonianza non di se stesso, madel Risorto, e la sua fede non ha timore di mostrarsi nella vita quotidiana, è aperta al dialogo che esprime profonda amicizia per il cammino di ogni uomo e sa aprire luci di speranza al bisogno di riscatto, di felicità, di futuro. La fede infatti è incontro con Dio che parla e opera nella storia e che converte la nostra vita quotidiana, trasformando in noi mentalità, giudizi di valore, scelte e azioni concrete». In tal modo, un singolo cristiano, una comunità di credenti, operosi e fedeli a Dio, diventano a loro volta «via privilegiata per quanti sono nell’indifferenza o nel dubbio circa la sua esistenza e la sua azione. Questo però chiede a ciascuno di rendere sempre più trasparente la propria testimonianza di fede, purificando la propria via perché sia conforme a Cristo. Per questo – conclude il Papa – il cristiano e le comunità cristiane devono anzitutto guardare e far guardare a Cristo, vera Via che conduce a Dio».

A cura di Giovanni Ciravegna

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