Farmaci, il generico intimorisce

SALUTE Ifarmaci generici o bioequivalenti non possiedono un brevetto, in quanto repliche di prodotti creati dalle grandi case farmaceutiche. Per questo motivo costano meno, ma in Italia incutono timore.

Secondo un sondaggio condotto daFederfarma, solo il 30 per cento dei consumatori richiede il farmaco generico, mentre l’84,5 per cento dei farmacisti identifica la maggioranza dei clienti come non favorevole alle sottomarche. In seguito all’obbligo di rendere noto il principio attivo, il consumo dei medicinali equivalenti è aumentato, ma esistono difficoltà nell’illustrare i vari tipi di medicine: il 74 per cento dei farmacisti dedica dai due ai quattro minuti per rendere note uguaglianze ed eventuali differenze tra i medicinali, mentre il 14,6 impiega più di 4 minuti, rallentando le proprie tempistiche lavorative. Per far fronte alle problematiche che influenzano le scelte del cliente e il lavoro dei farmacisti, la comunità medica italiana propone varie soluzioni: in particolare uniformare la forma e il colore delle scatole per evitare che i clienti si affezionino alle marche. Alcuni ricercatori di Washington hanno dimostrato che anche il colore influisce sull’aderenza alla terapia: se il farmaco varia cromatura, il paziente cessa di curarsi in metà dei casi.

Nonostante la crisi, solo una donna su quattro consuma i farmaci generici. A sostenere la tesi è l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, che lo scorso autunno ha presentato la raccolta dei dati. È emerso che il 96 per cento delle donne teme una minore efficacia della medicina equivalente; il 12 per cento sostiene di non avvertire la stessa sensazione rispetto alle grandi marche. In due casi su tre il sesso femminile rifiuta il farmaco generico prima di conoscerne la natura. In Piemonte, secondo i farmacisti, si riscontrano situazioni analoghe riguardo ai farmaci generici. A sollevare una questione collaterale nella Granda ci ha pensato MinoTaricco, consigliere regionale del Pd, il quale ha dic h i a r a t o : «La situazione è molto seria e i rischi che lefarmacie sospendano le forniture di farmaci lo sono altrettanto.

Le stesse farmacie hanno calcolato che il credito maturato nei confronti delle Asl, a fine dicembre 2012 raggiunge la cifra di dieci milioni di euro per il pregresso, più altri sei per le nuove forniture».

Marco Viberti

Massimo Mana: Ma il futuro è dell’equivalente

Massimo Mana è il presidente di Federfarma Cuneo (Federazione nazionale unitaria titolari di farmacia). Secondo il suo punto di vista, il mondo dei medicinali è influenzato dalla precaria situazione economica.

Come giudica la presenza sul mercato dei farmaci generici?

«Innanzitutto è da evidenziare il risparmio economico che offrono i cosiddetti medicinali equivalenti: la creazione di una medicina comporta costi elevati, sia per quanto riguarda l’utilizzo di cavie (umane e da laboratorio), sia per gli investimenti economici. Per dare alla luce un farmaco occorre l’impiego di medici, di laboratori e di strumenti di ricerca: ciò implica in media l’investimento di un miliardo di euro. Per evitare ogni costo di produzione, alcune case farmaceutiche imitano composizioni preesistenti, partorendo i farmaci generici. Ne emerge che il prezzo sul mercato risulta inferiore. In tempo di crisi il medicinale equivalente non può che essere un vantaggio per la popolazione».

Quindi sono le grandi case farmaceutiche a essere danneggiate?

«Il mercato dei farmaci generici è come fumo negli occhi delle grandi case farmaceutiche. Esiste un tempo minimo di esclusività: diciotto anni. A scadenza raggiunta, il farmaco è imitabile. La sicurezza del farmaco è assicurata dal fatto che i produttori di medicinali hanno l’obbligo di rendere noto il principio attivo presente nel farmaco».

Come si pone la cittadinanza rispetto ai medicinali equivalenti?

«Per rispondere bisogna analizzare le varie fasce sociali: gli anziani sono abitudinari, cioè manifestano difficoltà nel maneggiare scatole o pastiglie con colori e forme diversi. Preferiscono mantenere il nome di marca e spiegare loro la differenza dei farmaci generici risulta complicato. Si sono verificati casi in cui il paziente, confondendo le pastiglie, ha ingerito dosi letali. Ai giovani è più semplice illustrare analogie e differenze, ma si avverte comunque scetticismo».

Che cosa prevede per il futuro?

«Penso che il futuro sia in mano ai farmaci generici. Il momento storico ed economico non permette alle persone comuni di affrontare la spesa di tutti i farmaci. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento delle merci medicinali, ma lo Stato farebbe bene a rendere i farmaci non griffati completamente gratuiti. Gioverebbe a una popolazione in difficoltà. I cittadini, da parte loro, devono essere più flessibili, abituarsi al cambiamento e non lasciarsi influenzare dalle marche e dalle abitudini».

mar.vi.

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