La ricetta di Crosetto

POLITICA La platea del centro polifunzionale Arpino era veramente strapiena, sabato mattina, alla presentazione della lista “Fratelli d’Italia” voluta dall’onorevole Guido Crosetto (ex Pdl) che – insieme a Giorgia Meloni e con l’appoggio di Ignazio La Russa – ha dato vita a questo nuovo soggetto politico.

Onorevole Crosetto, cosa significa per lei fare politica?

«Servire, non apparire. Credo che per servire un territorio occorra darsi da fare per trovare le risorse per realizzare opere pubbliche, non farsi solamente fotografare mentre stai tagliando il nastro. Io ho fatto crescere, politicamente, molti giovani, ma non ho mai detto loro che mi dovevano qualcosa. E lo dimostra il fatto che ho fatto una scelta difficile, non di comodo. E poi credo che, pur senza essere moralista, se uno fa il presidente del Consiglio si deve regolare anche nella vita privata».

Ha una ricetta da illustrare agli italiani per uscire da questa crisi?

«Occorre porre un limite alla tassazione, proprio come avviene nella vicina Germania. L’ultima tassa pagata, ovvero l’Imu, in molti casi ha tolto ad alcune famiglie la possibilità di vivere decentemente, mentre in alcune aziende ha portato il bilancio dal pareggio al rosso. Occorre rivedere la quantità da pagare, tassa per tassa, facendo la somma di tutti i versamenti che si devono allo Stato. E poi costruire un recinto attorno alle aziende e alle famiglie, che lo Stato non può superare».

Perché è rimasto nel centro- destra senon ne condivide la linea politica?

«L’ho fatto per poter dare a tutti la possibilità di votare senza tapparsi il naso. Ho costruito il Pdl e Forza Italia, in cui ci sono persone che stimo e a cui voglio bene. Ma non basta saper fare la campagna elettorale come fa Berlusconi. Occorre saper amministrare il Paese avendo la credibilità per farlo. Io credo in questo modo diverso di fare politica e per questo ho fondato un partito da zero, giocandomi un posto sicuro. Maintendo portare avanti questa sfida con dignità e coerenza, per il bene della mia gente».

Valter Manzone

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