Gaudium et Spes (27)

LA RILETTURA DI UN EVENTO STRAORDINARIO DA PARTE DI MONS. SEBASTIANO DHO, VESCOVO EMERITO DI ALBA

Quasi naturalmente la Gaudium et Spes tratta, nei numeri 73-76, della “vita della comunità politica”.È un testo breve, molto sintetico ma chiaro e soprattutto importante per una genuina testimonianza di fede da parte dei credenti sia come singoli sia come Chiesa in mezzo a tutti i fratelli e sorelle che vivono la stessa avventura umana nel tempo, qui sulla terra comune a tutti. Molto sinteticamente potremmo così riassumere le sapienti e serie indicazioni del Concilio: importanza e necessità di una comunità politica; l’esigenza che tutti collaborino alla vita pubblica di questa comunità; i corretti rapporti tra la comunità politica e la Chiesa.

La comunità politica è necessaria per il bene delle persone. Dato per scontato e accentando, soprattutto in una visione cristiana, che all’origine di tutto, attore primario di ogni realtà umana, stia la persona e non altro (famiglia, società civile, la stessa Chiesa), è altrettanto vero che la persona stessa da sola non può realizzare il suo fine, addirittura non può vivere. Il testo conciliare è molto esplicito: «Gli uomini, le famiglie, i diversi gruppi che formano la comunità civile sono consapevoli di non essere in grado, da soli, di costruire una vita capace di rispondere pienamente alle esigenze della natura umana e avvertono la necessità di una comunità più ampia, nella quale tutti rechino quotidianamente il contributo delle proprie capacità, allo scopo di raggiungere sempre meglio il bene comune» (GS n. 74). Dunque due preziose indicazioni emergono con chiarezza. Scopo vero e unico della comunità civile, qualunque sia la sua concreta forma (dal Comune, alla Regione, allo Stato nazionale, alle Unioni, o Federazioni di Stati, es. Europa), è uno solo e sempre lo stesso: il bene comune. È altrettanto importante affermare che tutti i membri delle varie comunità politiche sono corresponsabili del loro buon funzionamento secondo le norme costituzionali, partecipando attivamente alla designazione dei governanti.

A questo proposito occorre subito ricordare: «Se risulta chiaramente la responsabilità, la dignità e l’importanza del ruolo di coloro che governano » (GS n. 74) e che perciò non possono e non devono perseguire altro che il bene comune, cioè di tutti, specie dei più deboli e non il proprio interesse o quello dei parenti o amici, è altrettanto vero che tutti i cittadini devono contribuire a questo fine, ad es. andando a votare, pagando i giusti tributi, in generale interessandosi della politica, e non lasciandola in balìa di mestatori e disonesti. Ora è evidente che, se questo impegno spetta a tutti i membri di una comunità civile, a maggior ragione tocca ai cristiani che sono cittadini a tutti gli effetti, sia nei diritti che nei doveri, anzi come già è stato detto, citando il Concilio, «il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la sua salvezza eterna» (GS n. 43).

Si comprende perciò perché Paolo VI abbia definito la politica «una forma esigente ma alta di carità cristiana». E sempre il testo conciliare afferma: «La Chiesa stima degna di lode e di considerazione l’opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità » (GS n. 75).

È importante e attualissimo tenere ben presente, specie oggi, più ancora che allora (1965), l’invito preciso del Concilio: «I cittadini, cristiani innanzitutto, coltivino con magnanimità e lealtà l’amore verso la patria, ma senza grettezza di spirito, cioè in modo tale da prendere anche contemporaneamente in considerazione il bene di tutta la famiglia umana, di tutte le razze, popoli e nazioni che sono unite da innumerevoli legami » (GS n. 75). Come è possibile allora tentare di conciliare solenni professioni di fede cattolica e di difesa della “civiltà cristiana” (quale?) con affermazioni razziste e xenofobe, tipo “padroni a casa nostra” e caccia selvaggia ai rom o comunque ai diversi?

(27-continua)

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