Il direttore risponde (12 febbraio)

Per quale ragione si deve ancora andare a votare?

Chiarissimo Direttore, giorni fa mio nipote chiedeva perché doveva andare a votare? Rispondevo che era un dovere civico, oltre che un diritto; forse pensava che alla mia età fossi fuori dalla realtà. Ho cercato di nascondere la verità su queste caste che di onorevole hanno solo il nome. Evidentemente i giovani con i loro computer sono più informati di noi meno giovani. Sinceramente mi sono posto la domanda; dopo 60 anni che vado alle tornate elettorali un po’ di sconforto esiste. Ora chiedo a lei perché dovrei andare, e cosa può dire al mio nipote, le ragioni perché deve andare a votare.

f.m.

Mi rendo conto che nel contesto attuale, di fronte anche a una legge elettorale che non consente una vera scelta dei candidati, sia difficile spiegare le ragioni per andare a votare. Eppure, rinunciare a questo diritto significa anche tirarsi fuori da una possibilità, benché minima, di incidere sul futuro del nostro Paese. È un segno di resa, di rassegnazione, di fatalismo. Chi non vota non può poi lamentarsi di chi governa, né di chi ha eletto i governanti. Si è autoescluso dal rischio di scegliere, è rimasto alla finestra. Certo ci sono molti modi per contribuire al bene dell’Italia, e una politica che funzioni non è l’unico. Ci si può impegnare nel volontariato, ci si può comportare da bravi cittadini rispettando le leggi e, ad esempio, pagando le tasse. Ma anche la scelta dei rappresentanti al Parlamento è importante. Il problema, in fin dei conti, è che è difficile scegliere. Su questo vorrei riportare alcune parole del cardinale Angelo Bagnasco tratte dall’intervista rilasciata qualche settimana fa a Famiglia Cristiana. A proposito del voto dei cattolici il Presidente della Cei ha detto: «La crisi economica e sociale è il sintomo drammatico di uno spaesamento più profondo. L’effetto è un ripiegamento sul privato e una fuga nella demagogia che allontana la possibilità di un cambiamento.Ma a un cattolico quest’atmosfera di disimpegno non è consentita e partecipare con il voto è già un modo concreto per non disertare la scena pubblica». Alla domanda se il bipolarismo abbia diviso i cattolici ha poi risposto: «Se il bipolarismo avesse spaccato i cattolici vorrebbe dire che non sono stati veramente se stessi, cioè hanno abdicato alla loro identità. In concreto, un cattolico che sta a destra dovrà farsi riconoscere proprio quando si tratta di fare pressione per i valori della solidarietà. E se sta a sinistra, verrà allo scoperto proprio quando sono in gioco i temi della bioetica. Così entrambi diventano coscienza critica all’interno del loro mondo di riferimento e il Vangelo più che essere diluito diventa fermento».

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