Il Piano spingerà la crescita

CONSIGLIO Alle 18.30 di domani, mercoledì 27 marzo, da piazza Duomo si dovrebbe levare la “fumata bianca” per il nuovo Piano regolatore generale (Prg), che Gazzetta ha seguito passo passo in Commissione urbanistica e attraverso una lunga serie di interviste. Secondo il sindaco Maurizio Marello, «si tratta di un evento epocale. Il primo Piano regolatore di Alba è del 1957, poi ci sono state due varianti negli anni ’70 e ’90. Questo è il secondo nuovo Piano regolatore. La precedente Amministrazione l’aveva avviato nel 20032004 ma si arrivò al 2009 senza il progetto preliminare. Il nostro Esecutivo ha rivisto il progetto con un lavoro teso a contenere il consumo di territorio, a rispettare l’ambiente, a dare sviluppo ordinato e intelligente».

Come verrà scritto il capitolo conclusivo, però, al momento è da appurare. Il Piano corre infatti il rischio di essere approvato dalla sola maggioranza. Nell’estate del 2011, quando sul tavolo del Consiglio arrivò la versione preliminare del Prg, la minoranza, eccezion fatta per Sebastiano Cavalli, decise di abbandonare l’aula. Domani, con buone probabilità, i consiglieri di opposizione parteciperanno. In ogni caso, visti gli antefatti, difficilmente esprimeranno un voto favorevole. Spiega il capogruppo consiliare del Popolo delle libertà Carlo Bo: «Parteciperemo al Consiglio, perché, pur nel rispetto dei ruoli, è cambiato il clima e l’opposizione ha potuto collaborare in modo costruttivo, mostrandosi seria e responsabile ed evitando qualsiasi forma di ostruzionismo politico che non avrebbe fatto bene alla città. Abbiamo cercato di dare il nostro contributo per migliorare lo strumento laddove pensavamo, e pensiamo tuttora, fosse deficitario: alcune nostre istanze sono state accolte, altre no. Vedremo come comportarci».

La minoranza si presenterà peraltro senza il consigliere e presidente della prima Commissione consiliare Mario Canova, il quale molto probabilmente (come potrebbero, anzi dovrebbero, fare altri colleghi, anche di maggioranza) non parteciperà alla riunione nel rispetto della legge 267 del 2000 che impone agli amministratori di astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se esiste una correlazione fra il contenuto della deliberazione e loro interessi. Canova ha affidato a una lettera le sue considerazioni: «Sono molti i punti in disaccordo con le scelte compiute dall’Amministrazione: lo strumento urbanistico a cui si è giunti è disallineato con la realtà economica che stiamo vivendo. Sarebbe stato opportuno andare incontro a quanti hanno fatto richiesta di ottenere una porzione di terreno edificabile per costruire per se stessi o per investimento e si sarebbero dovuti rendere i tracciati stradali coerenti rispetto alla situazione reale. Alcuni progetti viabili saranno di fatto irrealizzabili in quanto sulle aree previste sono presenti edifici che non verranno mai delocalizzati oppure perché prevedono esborsi economici non sostenibili». Critico anche il presidente del Consiglio Sebastiano Cavalli: «Questo Piano è un ibrido senza identità, che basandosi, seppure con novità, su quello redatto da Giuseppe Rossetto quasi dieci anni fa non è più aderente alla realtà. Non so fino a che punto potrà favorire lo sviluppo e l’economia della città. Sarebbero servite scelte più coraggiose».

Enrico Fonte

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