10 anni a Paolo Sacchetto

ALBA Si è chiuso con sei condanne il processo relativo ai fallimenti del centro di riabilitazione Giovanni Ferrero e della collegata fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero onlus. Dopo quindici mesi e venti udienze il collegio presieduto da Paolo Rampini ha ritenuto fondato il teorema accusatorio presentato dal pm Laura Deodato e pronunciato una dura sentenza. All’ex amministratore delegato Paolo Sacchetto sono stati comminati 10 anni di reclusione, mentre ammonta a 5 anni e 6 mesi la pena inflitta agli ex membri del Cda Michele Oreglia e Gabriella Costa. Pene meno severe per Antonella Mignatta (anche lei membro del Cda) e per Luigi Ravizza (ex consigliere della fondazione), condannati rispettivamente a 3 anni di reclusione la prima e a un anno e 6 mesi il secondo (quest’ultimo ha beneficiato della sospensione condizionale della pena). Un anno e 6 mesi di reclusione con la condizionale anche per l’ex componente del collegio sindacale Pieruccio Cirio, a cui venivano contestati fondamentalmente mancati controlli. Cirio è stato peraltro assolto da alcuni dei capi di imputazione che gli erano stati originariamente mossi. Per gli ex amministratori le accuse andavano dalla bancarotta fraudolenta al falso in bilancio, alla distrazione di denaro. L’indice della Procura era puntato su alcune operazioni giudicate temerarie, come il Centro polifunzionale realizzato dalla fondazione a Vado Ligure e la costruzione del complesso Rsa Medical center di Alba, inserite tra le cause del dissesto dell’ente, nonché sui compensi percepiti da alcuni amministratori, ritenuti esagerati. In particolare, la retribuzione dell’ex amministratore delegato Paolo Sacchetto, salita a oltre 800.000 euro lordi annui a fronte di un contratto di 110.000 euro. Accuse che la difesa ha sempre respinto al mittente. Così, nella sua arringa conclusiva, l’avv. Roberto Ponzio, legale di Sacchetto, aveva negato che il suo assistito fosse il «cinico e avido bancarottiere rappresentato in questa vicenda processuale. Ha commesso degli errori per imprudenza, ma non atti fraudolenti per arricchirsi o recare pregiudizio ai creditori». Alle pene detentive inflitte dai giudici si aggiunge poi l’interdizione dai pubblici uffici, perpetua per Sacchetto e della durata di 5 anni per Oreglia e Costa, nonché l’obbligo per tutti gli imputati di pagare le spese processuali. Pesante anche il capitolo dei risarcimenti: Paolo Sacchetto e Gabriella Costa dovranno infatti risarcire 100 mila euro al centro Ferrero e altri 50 mila – questa volta in solido con Luigi Ravizza – alla fondazione. Inoltre, Sacchetto, Costa, Mignatta e Cirio dovranno versare agli otto ex dipendenti dell’istituto che si sono costituiti parte civile 8 mila euro ciascuno quale risarcimento del danno non patrimoniale subito, nonché rifondere le spese legali sostenute dalle parti civili.

Roberto Buffa

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