Alba sempre al top, ma taglia

INDAGINE Innovare significa guardare al futuro: ma, per farlo, serve denaro. Perciò la fondazione Cassa di risparmio di Cuneo ha esaminato il portafogli delle sette città più importanti della provincia, stabilendo limiti e potenzialità di un territorio che dovrà stringere i denti per superare la recessione. Nel periodo esaminato (20072010) emerge come la spesa corrente complessiva per i sette centri sia ammontata a 167,7 milioni nel 2010 e nel quadriennio abbia conosciuto una crescita media annua del 4 per cento. Nel 2011, però, l’ammontare si è ridotto ovunque, passando a 161,2 milioni (3,8 per cento rispetto al 2010). Significa che la crisi si è mostrata in ritardo, ma potrebbe ora mordere.

Cuneo e Alba sono i Comuni nei quali è risultata più elevata la spesa pubblica pro capite legata agli aspetti urbanistici e di manutenzione del territorio. Alba nel 2007 spendeva 874 euro, nel 2010 incrementava a 897. A Bra la cifra era molto più modesta: 751 e 801 euro a persona nei due anni citati.

Ad Alba nel 2010 le spese per istruzione e sociale ammontavano a 215 euro per cittadino. Per la Polizia locale, la viabilità e l’ambiente si sono spesi 324 euro pro capite, per il turismo e lo sport 133, per l’amministrazione generale 224. Alba è la migliore della provincia, battuta solo di misura da Cuneo, sul fronte del sociale e dell’ambiente, ma pure nel cuneese è calata la spesa in conto capitale, passata dai 236,2 euro pro capite nel biennio 20052007 ai 202,2 nel biennio successivo. Significa 7 milioni e 238 mila euro d’investimenti annui scesi a 6 milioni e 338 mila euro nel biennio 20082010, il 12 per cento in meno.

In tema di entrate l’atmosfera si ingrigisce. I bilanci preventivi 2012 registrano un calo delle entrate correnti pari a 17 per cento rispetto al 2010, con punte di 25 e 23 ad Alba e a Mondovì. Secondo lo studio della fondazione Crc, Alba tra il 2005 e il 2007 ha coperto con fondi “propri” – oneri di urbanizzazione e vendite di patrimonio – il 39 per cento degli investimenti: la percentuale, nel biennio 20082010, era al 32.

Il debito medio pro capite dei Comuni con oltre 15 mila abitanti è quasi del 50 per cento più elevato del valore di quelli cuneesi (970 euro nel 2009). Ad Alba, nel 2010, il debito pro capite ammontava a 470 euro. Nel 2012 la città ha deciso d’impiegare l’avanzo d’amministrazione (circa 5 milioni e 500 mila euro) per azzerare i mutui.

Matteo Viberti

Settecento euro di debito per ogni braidese

A Bra i conti sembrano procedere in modo diverso rispetto alla sorella albese. Secondo i dati pubblicati all’interno del Quaderno 16, studio curato dalla fondazione Crc, la spesa corrente della città ammontava a 751 euro per cittadino nel 2007, mentre nel 2010 raggiungeva quota 801 euro. Cifre in progressivo rialzo, ma di gran lunga inferiori rispetto alla Capitale delle Langhe. In particolare, nel 2010 la città della Zizzola spendeva 228 euro per cittadino sul comparto “amministrazione generale”, 210 euro nel settore “istruzione e sociale”, 282 euro su “Polizia, viabilità e ambiente” e 81 euro per il “turismo e lo sport”.

La copertura degli investimenti con entrate correnti di base (ovvero la spesa dedicata all’innovazione grazie a risorse provenienti dalle alienazioni patrimoniali e dagli oneri di urbanizzazione) ammontava al 36 per cento tra il 2005 e il 2007 e al 47 per cento tra il 2008 e il 2010. Significa che la città, per investire, nel corso del tempo (e in particolare nel periodo della recessione economica) ha dovuto sempre di più ricorrere a “risorse proprie”, contando sempre meno sull’aiuto dello Stato o della Regione.

Nelle spese in conto capitale (gli investimenti e la crescita) Bra mostra una spesa media di 6 milioni e 359 mila euro (216,8 euro pro capite) nel biennio 20052007 e di 5 milioni e 416 mila euro (181,3 euro pro capite) tra il 2007 e il 2010, il 15 per cento in meno. La crisi colpisce duro, insomma. Bra ha infatti conosciuto, dal 2007 al 2010, un progressivo incremento del debito, che tre anni fa raggiungeva circa i 700 euro a cittadino.

m.v.

7 sorelle, 5 modi d’inseguire il futuro

La capacità di progettare a lungo termine è da annoverare tra le funzioni più evolute. Perciò le città vanno valutate non solo nella dimensione del presente, ma anche nella loro propensione a pianificare, a migliorare e stare al passo con i tempi. Su questo tema la fondazione Cassa di risparmio di Cuneo ha appena presentato il Quaderno 16, studio che analizza le sette principali città della provincia. Numerose le interviste ai sindaci, che hanno dipinto una provincia in profondo cambiamento. _

MENO CALORE

Sul fronte del risparmio energetico è emblematico l’aneddoto cuneese – raccontato dal sindaco Federico Borgna – sull’allestimento in Comune di «una centrale operativa, attraverso la quale i tecnici conoscono in tempo reale la temperatura delle scuole e di tutte le strutture pubbliche. Il gestore deve tenere l’impostazione che diamo, impostando la temperatura. Abbiamo registrato notevoli risparmi». _

CAOS DA INGORGHI

Anche l’innovazione in campo burocratico sembra il passo cruciale per un futuro equilibrato. Il sindaco di Fossano, Francesco Balocco, racconta l’esperienza di riorganizzazione degli uffici comunali, ottenuta tramite l’allestimento dello Sportello unico: «Il cittadino che ha un problema si presenta: il nodo viene risolto o la persona viene inviata al funzionario giusto, non all’ufficio. Un collaboratore è sceso a fare le pratiche legate ai tributi al front-office: è stato un miglioramento, costato fatica. Lo Sportello unico ha però ridotto la quota di persone negli uffici, perché la domanda viene risolta». _

FACEBOOK, TWITTER

L’esempio è di nuovo di Cuneo. Spiega Borgna: «Abbiamo aperto una pagina Facebook e un profilo Twitter che viene aggiornato ed è molto seguito. Diffondiamo le informazioni importanti, visualizziamo il seguito e le condivisioni in tempo reale. Poi sul canale Youtube pubblichiamo i video più interessanti sulla città e i documentari che sono passati in televisione». _

LAVORI DI CASA

I tirocini in Comune sembrano candidarsi a nuova frontiera di esperienza professionale. Come ha raccontato il sindaco di Bra, Bruna Sibille: «Il lavoro di Pedibus (servizio per accompagnare i bambini a scuola a piedi, senza mezzi di trasporto) veniva realizzato dagli anziani, ora anche da persone in cerca di lavoro. Così come l’attività nei musei o il blocco con transenne del centro. Si è costituita un’associazione convenzionata con il Comune. Stesso discorso per il servizio cimiteriale e per il servizio di spalatura della neve». _

SPOSTAMENTI

Con l’esempio del bike sharing, a Fossano è stato sperimentato il car sharing, ma l’iniziativa non verrà mantenuta. Balocco: «L’esito non è stato favorevole anche se hanno investito tutti molto. Il cittadino non ha capito la potenzialità dello strumento».

m.v.

L’INTERVISTA Nel 2013 il cuneese potrebbe cambiare rotta, puntando sull’innovazione

Parliamo con Elena Bottasso, una delle curatrici del Quaderno 16, studio della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo (vedi gli altri articoli di questa pagina). _

Quali sono i principali ostacoli nel processo di innovazione della provincia, Bottasso?

«Nelle interviste ai sindaci emerge la rilevanza dei costi dell’innovazione, segnalata dal 74 per cento degli amministratori e quasi sempre indicata come l’elemento di maggior criticità. A essa seguono la carenza di personale qualificato (54 per cento) e i vincoli legislativi e burocratici (43 per cento), che riguardano la gestione del personale. Con la stessa frequenza è indicata la resistenza “culturale” della struttura, seguita dalla mancanza di incentivi statali o regionali (40 per cento)». _

Rispetto al resto d’Italia, possiamo dire di vivere in un contesto disposto a cambiare, aggiornarsi, innovarsi?

«Nel paragone con altre realtà regionali e italiane, il cuneese si dimostra un contesto orientato al futuro. Stiamo assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma, all’emersione di una nuova filosofia nel gestire le risorse (economiche, politiche, sociali) da parte delle città: non più in maniera autonoma e individualistica, ma sempre più collettivistica, bendisposta verso il lavoro di rete, il supporto e la consultazione reciproca. Sempre più si barattano esperienze e progetti, idee e slanci innovativi. Le risorse sono carenti, è vero. Ma il buco può essere rimpiazzato dal lavoro di squadra, dal comune abitare il territorio». _

Ad esempio?

«Gli amministratori sanno che la formazione del personale, la capacità di accedere a finanziamenti europei, l’informatizzazione, la messa in rete della gestione edilizia rappresentano variabili cruciali, utili a inseguire il futuro e crescere, nonostante la recessione. Sempre più assistiamo a una volontà di condividere e cooperare da parte delle amministrazioni su questi fronti. Ad esempio, nel settore turistico, dove emerge non più una gestione locale, ma una visione d’insieme. Nel 2013 e 2014 potremmo assistere a un vero cambiamento di rotta».

m.v.

IL SONDAGGIO Una città che non cambia

«La scorsa settimana giravo per Alba con il mio computer. Un amico mi aveva detto che nella piazza centrale c’era il wi-fi gratuito, avevo deciso di lavorare all’aperto. Arrivato sul posto, niente da fare. Non credo che una città competitiva, vitale e all’avanguardia si possa permettere di rimanere senza copertura», racconta Cristiano, 26 anni, in procinto di laurearsi.

Proseguiamo il nostro sondaggio – che non deve considerarsi rappresentativo – per capire se la percezione degli albesi è di abitare una città protesa verso il futuro. Alessia, neolaureata in psicologia, spiega: «Credo che Alba su molti aspetti sia retrograda. Ho la percezione di vivere nella stessa città degli anni ’90. I politici parlano con il medesimo linguaggio, c’è sempre la stessa discoteca, i parchi e le feste non sono cambiati, la biblioteca ha orari restrittivi. Per un giovane, tutto ciò è noioso. Nei weekend preferiamo Torino, dove si respira un clima internazionale. Lo svago non è superfluo, ma parte della vita».

Gisella, madre di famiglia e operaia, parla di trasporti: «Per chi, come me, non ha una macchina, in città è impossibile spostarsi. I pullman sono rari, le piste ciclabili frammentarie. Ci sono giorni, in inverno, in cui mi sembra di essere in prigione. Se succedesse qualcosa a mia mamma impiegherei un’ora e mezza a raggiungerla, anche se abita a due chilometri». Renzo, studente di lettere di 23 anni, racconta un’altra storia: «Innovazione? Non ne vedo. La politica pensa a mantenere lo status quo, destra e sinistra senza distinzioni. L’altro giorno ho saputo che c’è l’intenzione di ristrutturare l’ennesima piazza. Invece, non si potrebbe creare, che so, una ciclofficina, un centro giovanile per le nuove arti, corsi gratuiti di cinema e teatro? Solo così possiamo cambiare. Solo osando, non rimanendo sempre uguali».

m.v.

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