Giuliana Facchini, una scrittrice nelle scuole di Alba

ALBA. Da domani, mercoledì 17 aprile, e fino a venerdì 19, la scrittrice Giuliana Facchini, vincitrice con Invisibile (San Paolo) del premio Arpino nel 2011, incontrerà circa 900 studenti delle scuole medie e superiori albesi. Ad Alba per i progetti scolastici della Settimana della comunicazione, Facchini sarà ai microfoni del Dieghito time su radio Alba giovedì 18 alle 16 e, alle 17, incontrerà i lettori all’interno della libreria San Paolo (via Maestra 30).

Giuliana Facchini coordina l’attività di scrittrice con quella di mamma. Quando scrivere è diventato un lavoro? «Ho cominciato perché dimenticavo i dettagli delle favole inventate per addormentare i miei figli. Poi invertii la tecnica: scrivevo delle pagine durante il giorno e la sera le leggevo ad alta voce, costruendo una specie di romanzo a puntate. Mi è sempre piaciuto leggere ad alta voce e mi sono occupata di teatro e così tra lettura e fantasia ho finito per scrivere. Mia madre mandò uno dei miei testi a un concorso e vinsi il premio Montessori e la pubblicazione del mio primo romanzo con la casa editrice Raffaello. Uscì nel 2008 e allora cominciai a crederci: dedicai più tempo alla scrittura, che ritengo necessiti di disciplina oltre che di creatività. Ebbi la fortuna di assistere all’Università di Verona a diverse conferenze tenute da grandi scrittori per ragazzi ed editori. Poi arrivarono i primi inviti nelle scuole e scoprii il grande piacere del confronto con i ragazzi».

Quando le è venuta l’idea alla base di Invisibile? «Sentii un missionario raccontare come dei bimbi di cinque anni trasportassero acqua per chilometri dalla fonte al proprio villaggio e feci il confronto con i miei figli. Ho l’abitudine di raccontare storie ambientate in luoghi che amo e conosco e quindi è nato il personaggio di Nina, straniera ma italiana. Con semplicità e dolcezza, è una bambina diversa da tanti ragazzi come i miei. Lei accende il confronto. Sembra meno fortunata, però è anche meravigliosamente coraggiosa e matura per i suoi cinque anni. Merita un cenno anche il personaggio canino Pirata, che con la bimba s’intende subito, perché entrambi hanno un contatto con la natura che è spontaneo e vitale. Nina vuole essere la luce che svela a un gruppo di ragazzi una vita diversa e attraverso un’avventura, spero appassionante, fa prendere loro coscienza degli altri e della natura, bella ma anche selvaggia, che li circonda».

L’editoria sta attraversando un momento di crisi, ma quella per ragazzi pare soffrire meno. «Raccontare una storia ad alta voce o per iscritto non è facile, pochi ci riescono davvero. Una volta i racconti delle nonne e di alcuni narratori abili nell’affascinare gli uditori erano preziosi. Cerco di ispirarmi a loro. Io penso che si debba scrivere una storia solo quando si accende la scintilla di un’idea che genera personaggi, intrecci ed emozioni. Deve accadere una piccola magia che finisce per coinvolgere lo scrittore per primo, solo così un libro può trasmettere qualcosa, essere il veicolo di emozioni e pensieri. Se ci si è appassionati nello scrivere un libro credo che questo appassionerà anche i lettori. È il mio modo di essere onesta con il lettore e quindi con i miei figli e con gli altri ragazzi».

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