Le mille anime di VINUM

MANIFESTAZIONE Non un solo Vinum. L’identità della rassegna che celebra la primavera sotto l’egida di Beppe Fenoglio mostra molteplici volti, anime, caratteri. Sabato 27 aprile, 11 del mattino, subito dopo il taglio del nastro si riversano nel palazzo delle mostre e dei congressi di piazza Medford turisti e ragazzi, famiglie e intenditori. Piccoli aneddoti definiscono lo spirito della rassegna: il ragazzo sdraiato sul prato che canta a squarciagola, mentre altri ridono di lui prima di iniziare, pure loro, una melodia forsennata. Il “furbastro” che tenta il furto di una bottiglia di Dolcetto, intercettato dal servizio di controllo. Il solitario degustatore che s’ammalia di bicchieri senza sorriso, immune alla convivialità del contesto. Il sindaco Maurizio Marello che ispeziona, pensieroso, l’andamento della giornata. I produttori talvolta indulgenti, i quali non timbrano il cartellino delle consumazioni ai ragazzi, che tentano il risparmio.

Poi le parole. C’era Davide, 23 anni, che dichiarava: «Vinum è un momento di divertimento, uno dei pochi durante l’anno. Non veniamo per assaggiare vini, ma per bere e ridere in compagnia, radunarci nel prato e conoscere persone». Bruno, 55 anni, che lamentava, senza conoscere il senso dell’evento: «Alba è città turistica, dovremmo puntare sui nostri prodotti, invece le strade erano cosparse di cibi provenienti da altre geografie: olive ascolane, fritto di pesce, carne argentina. In un momento di crisi, è come suicidarsi». Anche le mille Teresa animavano la rassegna, affermando: «Troppa gente ubriaca, si perde lo spirito della rassegna. Eppure, meglio di niente: è bello avere un momento in cui la città si risveglia». E poi i tanti Andrea: «Preferivo quando le bancarelle erano per le strade,ma per un appassionato è affascinante esplorare un luogo in cui sono concentrate oltre 400 etichette diverse, dove puoi giocare a indovinare gli odori, scambiare opinioni con i produttori». Infine, Giulia, 19 anni: «Il prezzo è improponibile, aumenta di anno in anno. Nessuno pensa ai ragazzi, che non hanno soldi e sono costretti a rinunciare al carnet delle consumazioni».

Verso la chiusura, i Bruno si mescolavano ai Giulia, le Teresa agli Andrea. Le opinioni si diluivano, le mille anime di Vinum si scambiavano una con l’altra. Un unico amalgama, che rispecchiava una rassegna opinabile e formidabile nel suo formato e forse, proprio per questo, capace di raccontare una città composita, fatta da mille altre città.

Matteo Viberti

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