EXPO, 1 miliardo di euro in Piemonte

ALBA L’Expo che si svolgerà a Milano nel 2015 parla anche albese. L’assessore regionale al turismo Alberto Cirio ha ricevuto il mandato dal governatore piemontese Roberto Cota di coordinare il tavolo di lavoro (costituito da Regione, Comune di Torino, Unione delle Province, Ceipiemonte, Unioncamere e Sistema delle fondazioni bancarie) che dovrà stabilire le modalità di partecipazione del Piemonte all’Expo.

Cirio, perché il Piemonte crede tanto in una manifestazione che si svolgerà in Lombardia?

«La nostra regione, per essere stata la prima a firmare un protocollo di sinergia con gli organizzatori e grazie agli ottimi rapporti personali del presidente Cota con il governatore della Lombardia Roberto Maroni, avrà la possibilità di giocare un ruolo da protagonista».

In che modo?

«All ’interno dell’enorme cittadella dell’Expo 2015, accanto ai padiglioni dei 131 Paesi partecipanti e dei cinque padiglioni tematici, ci saranno nove spazi espositivi, i cluster, che raggrupperanno le nazioni presenti in base a tre temi di rilevanza globale – agricoltura, nutrizione in zone aride, mare e isole ed e c o s i s t e m i del BioMediterraneum – e a sei catene alimentari: riso, cereali e tuberi, spezie, cacao, caffè, frutta e legumi. Il Piemonte si è candidato e ci sono buone probabilità che ottenga l’incarico, come partner per la gestione dell’area dedicata al riso, di cui siamo il primo produttore italiano».

Quali i vantaggi?

«Il riso servirà per promuovere gli altri prodotti enogastronomici piemontesi, che accompagneranno molti dei 35 mila pasti serviti ogni giorno nello spazio di ristorazione internazionale. Una vetrina ineguagliabile».

Ci sarà spazio anche per il tartufo?

«Sì, il tartufo ha nel riso il suo “letto” naturale, ma anche formaggi, gamberi di fiume, pesci di lago e vini».

Quanti sono i visitatori che potrebbero arrivare in Piemonte?

«Per l’Expo si attendono 20milioni di turisti, dei quali 14 milioni italiani e 6 stranieri. Noi vorremmo portarne in Piemonte 3 milioni, cosa che genererebbe un indotto immenso, se si pensa che ciascun visitatore spende in media 180 euro per ogni giorno trascorso sul nostro territorio (vorrebbe dire un miliardo circa per due giorni di permanenza, ndr)».

Come si convincono così tante persone a uscire dalla Lombardia?

«Un aiuto arriva dall’Expo stessa, che, essendo incentrata sul messaggio Nutrire il pianeta, energia per la vita, strizza l’occhio a una regione come la nostra, vocata all’alimentazione. Definiremo campagne di comunicazione ad hoc e pacchetti turistici mirati che dovranno riuscire a esaltare le eccellenze del Piemonte, tanto da spingere i visitatori a sconfinare verso ovest».

La carta segreta?

«Il turismo religioso, che possiede grandi potenzialità in Piemonte. In occasione dell’Esposizione universale, attiveremo percorsi capaci di valorizzare le figure del beato Giacomo Alberione (che nel 1914, ad Alba, ha fondato la Società San Paolo) e di don Giovanni Bosco (il cui bicentenario della nascita verrà festeggiato nel 2015) e i luoghi d’origine (l’alta Langa ai confini con la Liguria e l’astigiano) dei nonni paterni di papa Francesco».

Che ruolo avrà l’albese?

«Il Piemonte del sud, che presto potrebbe essere riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, è la culla dell’alimentazione di alta qualità, avendo dato i natali a movimenti enogastronomici conosciuti in tutto il mondo, tra cui Slow Food e Terra madre. È dunque una delle aree più appetibili per i turisti dell’Expo».

Enrico Fonte

Banner Gazzetta d'Alba