L’ultimo saluto a Giorgio Cavallo

Riceviamo e, stringendoci al dolore della famiglia, pubblichiamo il pensiero scritto da Roberto Cavallo per ricordare il fratello Giorgio, scomparso all’età di 45 anni.

giorgio_cavallo_albaGiorgio ha la voce forte.
Per quanto si sforzasse, le ultime novità del quartiere o della città ti arrivavano dritte in casa, anche a finestre chiuse.
Così, adesso, che è estate, e le finestre sono aperte, sembra che la sua voce sia lì, a correre per via Santa Margherita.
Certo quando mi raccontavi gli ultimi acquisti della Juve non è che io fossi entusiasta, ma poi eri anche il primo a preoccuparti che il nostro Toro, di papà e mio, non andasse troppo male.
Sì! Perché tu eri così.
Forse come dovremmo essere tutti un po’ di più: riuscire ad amare qualcosa senza per forza odiarne un’altra.
Tu amavi e basta!
Forse c’è un nesso tra la forza della voce e quella del voler bene: non si può amare sottovoce.
Un amico di famiglia, Ernesto, nell’apprendere la notizia della tua morte mi ha detto “ripensa alla vita di Giorgio, e poi dimmi cosa ti ha insegnato. Perché ognuno di noi ha qualcosa da insegnare a qualcun altro”.
Allora ho pensato. Pensato che chi come te, Giorgio, parla forte, ha voglia di comunicare, sente il bisogno di comunicare: mettere in comune… E chi comunica davvero, non può odiare, ma solo voler bene.
Ed è quello che pensano e scrivono tutti quelli che ti hanno conosciuto, che hanno incrociato il tuo sorriso, sentito la tua voce: da chi ti ricorda vestito da Babbo Natale a distribuire doni in occasione di Telethon, chi invece ha nella mente l’immagine tua vestito con la tuta della Protezione civile, di Proteggere insieme.
In una società come la nostra, le overdose di amore non sono ammesse. Sono confuse e giudicate.
Ma chi, come i ragazzi che hanno inondato Facebook di commenti e “Mi piace”, ha una sensibilità diversa di noi adulti razionali, ha voluto ricordarti come davvero eri. Il commento più bello, su una bacheca di Facebook, lo ha scritto un ragazzo che fino a qualche mese fa avremmo definito extracomunitario: “NO… Il mio bidello Ca..oooooo. Nooooo”. Con tante “o”.
Grazie Gabriel di averlo scritto.
Grazie a tutti quelli che hanno voluto e vorranno stare vicino ad Anna e Oreste, perché se i figli hanno scritto nel loro destino di accompagnare i loro genitori verso la morte, non è vero il contrario e quando accade, in qualunque modo, a qualunque età, per qualunque causa, è sempre difficile e complicato da accettare.
Mamma, papà, il dolore resta. Come il pensiero. Ma il nostro pensiero, come quello di chi ci resta accanto sembra servire a rendere meno pesante il dolore.
Allora penso e ricordo.
Tutti quei nomi e cognomi di infiniti elenchi d’archivio e di alberi genealogici per cercare di capire da dove provenissero i “Cavallo” e poi i “Langella” o i “Destefanis”…
Adesso Giorgio potrai confrontarti con nonno Remigio che, nella sua filosofia contadina, parlando di parentele, era solito dire “Soma tuti fieu d’Adam… En pan e salam”.
Così penso che ci sia una relazione tra nonno Remigio e Giorgio, non solo di sangue. Una relazione tra testa e cuore. Con la generosità come comune denominatore.
Tutte e due amavano il mondo!
Giorgio ci lascia questa sua bontà, di amore incondizionato, che lo portava a fidarsi di tutti.
Allora vorrei che lo ricordassimo così, tutti insieme.
Forse in questo momento abbiamo vicino persone che non conosciamo, incontreremo nei prossimi minuti persone sconosciute, allora giriamoci e sorridiamo loro! E qui in chiesa prendiamoci per mano. Facciamo un’unica catena e salutiamo tutti insieme Giorgio: buona viaggio, Giorgio!
Grazie!

Roberto Cavallo

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