Piemonte MULTIETNICO

migranti

Il Piemonte può definirsi multietnico? Se l’aggettivo riguarda la convivenza delle differenti popolazioni che abitano lo stesso territorio, allora la risposta è positiva.

27 mila migranti sono entrati in Piemonte dall’estero nell’arco del 2012 e la regione, nella classifica nazionale, occupa l’ottava posizione per ciò che concerne il numerodi cittadini stranieri residenti; è stato calcolato che gli abitanti stranieri sono 360.821, cioè l’8,3 per cento della popolazione (circa 38.000 residenti in meno rispetto al 2011). In provincia di Cuneo il tasso migratorio è aumentato del 3,3 per cento in un anno. L’Istituto di ricerca economica e sociale (Ires) nel rapporto annuale Piemonte economico sociale 2012 – di cui Gazzetta continuerà a parlare sui prossimi numeri – ha analizzato il flusso migratorio, con un accento sulla situazione lavorativa degli “stranieri piemontesi”. Tra inizio 1993 e fine 2011 sono nati da genitori entrambi di origine straniera circa 75 mila bambini, testimonianza del melting pot – amalgama, fusione di popolazioni diverse – in costante espansione. L’area con maggiore presenza di popolazione straniera è rappresentata dalla provincia di Torino: l’8,2 per cento dei residenti è originaria di un altro Stato (183 mila persone). In proporzione, la provincia che presenta la più alta percentuale di stranieri è Asti (11 stranieri ogni 100 residenti), terzo posto per Cuneo (9,3 per cento) poi Alessandria e Novara (8,8).

Per ciò che riguarda l’occupazione, emerge un quadro piuttosto ingannevole: il numero di immigrati lavoratori supera quello dei piemontesi che hanno un impiego. Dal 2005 al 2012 l’occupazione straniera ha avuto un incremento di 96.000 unità, raggiungendo quota 200.000 addetti; quella italiana ha registrato una diminuzione di 51.000 unità. La capacità degli stranieri di resistere alla recessione è tuttavia smentita, se si adotta una panoramica di analisi più ampia: dal 2008 al 2012, il 4 per cento degli immigrati ha perso il lavoro; il calo degli occupati italiani è dell’1 per cento. Nel quinquennio anche l’occupazione dei giovani stranieri cade in picchiata: 11 per cento in meno rispetto al 2011 (a fronte del 7 per cento degli italiani).

Spesso ci si domanda se gli immigrati svolgano i lavori disdegnati dagli italiani; senza dubbio il colpo sferrato dalla crisi sta indirizzando gli italiani verso mansioni prima disprezzate, con un calo della soglia di accettazione: ciò potrebbe indurre a una potenziale crescita della competizione su alcuni ambiti lavorativi con i cittadini stranieri. Secondo le statistiche dell’Ires, i due terzi dei lavoratori immigrati è impiegato in attività manuali (settore primario e secondario), ma i numeri parlano di un costante aumento degli accessi alle fasce alte della società da parte di stranieri.

Per concludere, occorre tornare alla domanda iniziale: qualora la parola “multietnico” fosse riferita alla coabitazione di diverse culture tra popolazioni con parità di diritti, allora si dovrebbe rispondere con un “no”. In Piemonte, il caso migranti di Saluzzo palesa l’impasse. Gazzetta ha condotto un’inchiesta sul campo, per indagare la vicenda e per confrontare la situazione albese con il contesto saluzzese: sono intervenuti esperti, autorità, volontari e migranti per raccontare una storia che sfiora la tragedia. A Saluzzo abbiamo trovato la disperazione e la miseria. Riportiamo la cronaca, perché conoscere è davvero il primo passo per cambiare.

Marco Viberti

 

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