Diamoci un taglio: l’inaugurazione della Fiera senza i politici

Nessun ospite d’onore, la politica di Roma eletta a nemico pubblico numero uno. Nessun ministro o celebrità. Diamoci un taglio è il titolo della Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba 2013, che venerdì scorso è stata inaugurata in un teatro Giorgio Busca «alternativo».

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Emozioni più che dichiarazioni, proteste più che ringraziamenti. L’ansia principale sembrava quella di dimostrare a se stessi il valore del tartufo, quanto prestigio racchiuda il bianco fungo ipogeo, quanti tesori racchiuda la città a dispetto dell’indifferenza della classe politica.

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C’era il presidente dell’Ente turismo Luigi Barbero, che ha profetizzato un futuro internazionale per Langhe e Roero (si lavora con la Cina, il Brasile, la Russia), osservando come «tra tutti, il Paese che ci sta dando più problemi è l’Italia».
C’era un sindaco Maurizio Marello gonfio di energia. «Dato che ho la pancia, meglio alzarsi in piedi», ha esordito con autoironia abbandonando la panchina sul palcoscenico. Animato da nuova forza, antagonista rispetto a un governo che ha privato la città del suo Tribunale, il primo cittadino ha detto: «Non me la sono sentita di invitare ministri, di assistere a una passerella vista e rivista, a promesse che non verranno mantenute. Siamo andati a Roma, con unione e ostinazione. Non abbiamo ottenuto quello che volevamo, ma abbiamo dimostrato di essere forti». Infine, un atto di cortesia verso i sindaci dei comuni circostanti: «A dispetto del suo nome, la Fiera del tartufo non è di Alba, non appartiene alla città, ma a tutto il territorio delle Langhe e del Roero». Sul palco appare il presidente della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo Ezio Falco: si ironizza sul suo cognome, sul suo ruolo di “falco” che dall’alto “controlla” la comunità locale.

C’è il cuoco stellato Enrico Crippa, che parla di tè cinese e uova di quaglia, di ricette segrete. Salgono poi la presidente della Provincia Gianna Gancia e della Regione Roberto Cota. Il registro torna istituzionale, accademico. «Siamo ammazzati dalla burocrazia», dice Gancia. «Se vogliamo ottenere qualcosa dal governo dobbiamo smettere di fare i piemontesi, facendoci la guerra a vicenda: dobbiamo andare a Roma e dimostrare unità», dice Cota come per contraddire le parole precedenti di Marello.

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In chiusura il collegamento con New York, per il taglio in contemporanea del nastro. Gli assessori Alberto Cirio (in Regione) e Paola Farinetti (ad Alba) attendono radiosi, in versione “televisiva”, con tonalità da presentatori.
Tutto si conclude in un’ora e mezza dove i consueti ruoli diventano teatrali, la formalità diventa goliardia, la serietà allegria. Tutto appare diverso rispetto alla tradizione, preludio di tempi meno rigidi, più umani. In tempo di difficoltà, la politica subisce metamorfosi. Nessun accenno ai problemi economici, al disagio sociale, alla discrepanza tra il “lusso” rappresentato dal tartufo e i problemi abitativi, la disoccupazione, l’assenza di futuro da parte dei giovani. Ma questo, si sa, fa parte del gioco.

Matteo Viberti

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