Per l’Alta Langa Docg un’annata eccezionale?

SPUMANTE Fino agli anni Novanta, quando in Langa si parlava di uve da spumante il pensiero correva dritto al Moscato per fare l’Asti. Poi, nel 1990, ha preso il via il “Progetto spumante metodo classico in Piemonte”, un accordo inedito tra alcune storiche case piemontesi e un gruppo di viticoltori che, a partire dal ’95, ha consentito di cominciare a produrre uve chardonnay e pinot nero solo piemontesi per farne spumanti metodo classico.

Il progetto si è concluso nel 2002 col riconoscimento della doc “Alta Langa”, diventata docg nel 2010. Oggi la produzione può contare su una potenzialità di 600.000 bottiglie e circa 80 ettari di impianti: un piccolo gioiello che ha già ricevuto riconoscimenti e consensi e che sta continuando a crescere. Per cercare di capire quali sono le premesse e i caratteri di questo metodo classico per il 2013 abbiamo condotto un rapido giro di contatti con produttori della Langa albese, ben sapendo che la zona di origine di questo vino interessa anche le province di Asti e Alessandria.

Valter Bera
Valter Bera

Valter Bera, di Neviglie, è uno dei piccoli produttori aggregatisi al gruppo dei pionieri negli ultimi anni, ma da tempo produce un metodo classico con uve piemontesi. Bera non nasconde la soddisfazione: «Finalmente, per queste e altre uve, abbiamo ritrovato una “vendemmia piemontese”. Negli ultimi anni abbiamo dovuto spesso confrontarci con situazioni climatiche di stile “siciliano”, con sole aggressivo e caldo intenso. Per l’Alta Langa, il 2013 è proprio l’annata giusta. Se escludiamo la fase primaverile che ha portato molta pioggia, per il resto non si sono ripetuti questi giorni di caldo afoso che abbiamo sopportato ultimamente. E questo andrà a vantaggio dei profumi varietali, ampi e persistenti, che poi si sommeranno a quelli dell’evoluzione. Lo so, i conti vanno sempre fatti alla fine, ma oggi ci sono ottime premesse per fare un “Alta Langa” spettacolare».

Danilo Drocco
Danilo Drocco

Di annata eccezionale parla senza mezzi termini Danilo Drocco, enologo di Fontanafredda: «Sono molto più che contento; per noi che raccogliamo in vigneti dai 400 ai 600 metri di altitudine che maturano con lentezza, quest’annata tardiva è vera “Alta Langa”. Le uve sono molto belle, sane e hanno avuto tutto il tempo di accumulare non solo alcol e acidità, ma anche i precursori aromatici necessari a creare i profumi fruttati e floreali che ci interessano. Finalmente non stiamo correndo, come negli ultimi anni, e vendemmiamo ogni vigna solo nel momento ideale. Siamo nell’ultimo quarto di vendemmia e abbiamo parametri attorno ai 10,5-11 gradi alcol, 10 g/l di acidità e 3 di ph, perfetti per un metodo classico». Aggiunge Drocco: «Noi crediamo fortemente nel progetto “Alta Langa”, tanto che siamo orientati ad aumentare la produzione, che attualmente si aggira attorno a 120-130 mila bottiglie».

Sergio Germano
Sergio Germano

“Uve champagne” le definisce Sergio Germano di Serralunga, con perfetta capacità di sintesi, elencando dati analitici analoghi a quelli descritti sopra: «Sono uve gustose, di grande espressività varietale e sapidità molto interessante. Rispetto all’anno scorso, quando avevamo avuto un germogliamento precoce e una maturazione conseguente, le somme termiche sono analoghe, ma vendemmiare a 25-26° di temperatura è un vantaggio. La profondità aromatica è migliore quando si vendemmia in autunno».

Un’altra conferma della grandezza di questo clima freddo e temperato che nel vino davvero sa portare caratteri impareggiabili. Teniamocelo stretto questo clima, anche se ci può creare qualche raffreddore in più.

 Giancarlo Montaldo

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