Non è forse un reato aver trascurato il nostro Paese per ben 35 anni?

Fate bene attenzione! Se andate a prenotare una visita per un controllo in ospedale sappiate che potreste attendere anche sette od otto mesi. Quindi se siete preoccupati per il vostro malessere o andate da qualche dottore a pagamento (spesso in nero), oppure rimanete con il cuore in gola ad attendere (ammesso che ci arriviate vivi). Se viaggiate per lavoro o per una vacanza nel “bel Paese” pagherete il biglietto autostradale più caro d’Europa. Se poi, per caso, vi inoltrate verso la SalernoReggio Calabria, non pagherete pedaggio perché è già tutto pagato da ben quarant’anni. Se fate il pieno di benzina potreste trovare le accise sul carburante rincarate, senza preavviso alcuno. Se avete un’attività artigianale ancora attiva, passerete metà del vostro tempo dietro alla scartoffie e al commercialista fino a quando deciderete di lasciare tutto e scappare via per poter lavorare. Se poi, per caso, doveste comprarvi anche i ferri del mestiere, sappiate che i ferri si possono scaricare dalla tasse soltanto con gli anni. Se decideste di parcheggiare in una delle tante città preoccupatevi di fare subito lo scontrino perché qualche minuto dopo potrebbe essere troppo tardi. Se percorrete un pezzo di strada qualunque, fate attenzione perché dietro a ogni paracarro potrebbe esserci un autovelox che vi assassina per qualche chilometro in più… e molti euro in meno. Se andaste in banca per fare un mutuo prima casa, sappiate che quella casa vi costerà soltanto di tasse come un affitto o quasi. Se siete pensionati che hanno lavorato quarant’anni, sappiate che se vi foste fatti una pensione privata con i soldi che avete versato all’Inps, adesso sareste retribuiti come un parlamentare. Poi dicono ancora che non pagare le tasse sia un reato; non è forse un reato aver trascurato il Paese per ben trentacinque anni?

Bruno Murialdo, Alba

La pressione fiscale in Italia è sempre più alta. Secondo l’Istat nel secondo trimestre 2013 è arrivata al 43,8%: 1,3 punti in più rispetto allo stesso periodo del 2012 e maggiore del 4,7% sui primi tre mesi dell’anno. Alle tasse si aggiunge la burocrazia labirintica, che rende difficile la vita alle nostre imprese e scoraggia chi dall’estero volesse investire in Italia. Come risolvere il problema? Sono tante le indicazioni da parte degli esperti. Io non posso che auspicare una maggiore equità, pur non conoscendo il modo migliore per riuscirci. Mi limito a due riflessioni generali. La prima riguarda i nostri governanti e amministratori. L’impressione che tutti abbiamo, dall’esterno dei palazzi, è che ci siano grandi litigi, discussioni senza fine, prese di posizione davanti alle telecamere, ma nessuna voglia o capacità di ridare fiato all’economia del Paese. Forse a loro va bene così. BrunoMurialdo con il suo solito linguaggio iperbolico mette però il dito sulla piaga: vorremmo tutti che i politici si occupassero dei problemi dell’Italia e non della difesa di interessi di parte. La seconda riflessione riguarda la crisi etica e spirituale che accompagna la crisi economica. La situazione è anche frutto di una mentalità che ha visto lodare i furbi, gli approfittatori, quelli che si sono fatti il conto in qualche paradiso fiscale (guarda caso alcuni grandi evasori sono quelli che hanno tanti soldi e che le tasse potrebbero pagarle senza problemi). C’è un’etica da ricostruire nel nostro Paese, un senso civico di cui riappropriarci. E c’è una dimensione spirituale a cui pensare: quante persone deluse, scoraggiate, senza più speranza vediamo intorno a noi! La risposta non può venire solo da politici e governanti, per quanto abbiano grandi responsabilità. Dobbiamo trovarla anche dentro di noi, scoprendo che abbiamo ancora energie, fantasia, iniziativa, soprattutto rinforzando i legami, la solidarietà, la collaborazione. Scoprendo che nella vita ci sono cose che contano di più: gli affetti familiari, il bene compiuto, l’amicizia, la fede.

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