Avvento: il cielo non è chiuso su di noi

Il prossimo periodo liturgico dell’Avvento ci introduce in una nuova tappa dell’itinerario di fede cui ogni credente è chiamato. Non siamo cristiani “inamidati”, come argutamente ammonisce papa Francesco. Non siamo cristiani “in pantofole”, né “da salotto”. Siamo cristiani in cammino sulla strada indicata da Gesù, in sua compagnia (e con quella di tanti fratelli) verso la patria definitiva.

Monsignor Giacomo Lanzetti, vescovo di Alba
Monsignor Giacomo Lanzetti, vescovo di Alba

Siamo ben consapevoli di vivere in un periodo storico non solo convulso, ma anche poco generoso di motivi di ottimismo e persino di speranza. Come credenti non ci sentiamo esonerati da nessuno dei problemi che fanno dei nostri giorni un groviglio di tensioni in cui molti faticano a districarsi. Ognuno al suo posto e con i propri talenti siamo chiamati a dare il nostro contributo di responsabilità e solidarietà, in mancanza del quale la storia – personale e comunitaria – risulta irrimediabilmente impoverita. Lo dobbiamo e possiamo fare con la forza (mite ma insieme solida) della certezza che Dio non si è stancato di noi, che non ci ha abbandonati in balia dello scacco, che nell’Avvento ci testimonia una vicinanza garantita da una lunga storia di interventi che si prolungano dall’Antico Testamento ai nostri giorni.
Ce lo conferma autorevolmente il Vangelo che leggeremo nel corso di quest’anno liturgico, il primo dei sinottici, quello di Matteo. Tre suoi caratteri si propongono come particolarmente utili, nell’attuale contesto storico-sociale, per ravvivare la nostra fede e guidarci in una più profonda sequela di Gesù. Innanzitutto la centralità della figura terrena di Gesù: in lui, nel suo insegnamento e nella sua opera, si concentra e si compie la storia di Dio con gli uomini. Chiunque voglia conoscere Dio e il suo progetto d’amore per l’umanità non ha altro da fare che mettersi in ascolto e al seguito del Gesù terreno. È questa un’indicazione che, come credenti, non possiamo evitare di prendere sul serio e tradurre in un costante impegno di conoscenza di Gesù e di intimità ulteriore con lui.
Il secondo aspetto è l’accento etico contenuto nel primo Vangelo, con l’insistita affermazione della sua capacità di liberare dalla sterpaglia di tradizioni che soffocano il rapporto con Dio e con la proposta di una relazione nuova con lui, basata sull’amore. Anche a questo riguardo ci si aprono prospettive interessanti, alle prese come siamo con la ricerca dell’“essenziale” della fede, in un periodo storico in cui essa chiede di essere riscoperta nel suo nucleo originario, il solo capace di interpellare veramente gli uomini d’oggi, di intercettare le loro domande più profonde, di presentarsi come vera proposta di “vita buona”.
Il terzo carattere, il costante riferimento del Vangelo di Matteo all’Antico Testamento, mentre ci ricorda e ripropone il lungo e tortuoso itinerario dell’iniziativa di Dio tra gli uomini – sempre ma specie nell’Avvento da riscoprire e ripercorrere nella sua permanente validità –, ci spalanca al futuro e all’universalità della sua destinazione: «La vicenda di Gesù si presenta come il segmento centrale e decisivo di una storia iniziata nel passato e destinata a compiersi nel futuro». In mezzo ci siamo anche noi, c’è la nostra storia, ci sono i nostri giorni con il loro carico di problemi e di sfide. Ma non siamo soli. Gesù compie la definitiva rivelazione di Dio e del suo amore per tutti gli uomini, di ogni tempo. Anche del nostro e di noi.
Il mio augurio è che il messaggio vero del Natale non ci colga distratti, disinteressati, impreparati. Per questo: buon itinerario di Avvento a tutti.
 + Giacomo Lanzetti, vescovo di Alba

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