E fu sera e fu mattina il film made in Alba di Emanuele Caruso

E fu sera e fu mattina, il film di Emanuele Caruso girato nelle nostre zone, è stato presentato in anteprima nazionale al Cine4 di Alba. Nei soli giorni di sabato 18, domenica 19 e lunedì 20 per un totale di 8 proiezioni, ha fatto il tutto esaurito vendendo circa 1.200 biglietti tanto che la multisala albese ha deciso di aggiungere delle nuove proiezioni fino al 27 gennaio.

 

Caruso Emanuele

CINEMA La sala cinematografica si riempie in fretta ed Emanuele Caruso cammina senza sosta fra le persone, stringendo mani, salutando o ringraziando gli attori del cast seduti fra il pubblico. E fu sera e fu mattina, film indipendente girato fra Langa e Roero, è arrivato in sala, ad Alba, con una proiezione da tutto esaurito nel fine settimana.

Prima che si abbassino le luci Caruso, il regista, insieme a Stefano Eirale, attore, e all’autore della sceneggiatura Marco Domenicale dicono poche parole. Poco dopo E fu sera e fu mattina prende finalmente vita. Tutto si svolge ad Avila (La Morra) dove la notizia della fine del mondo fa emergere lati oscuri, rimpianti o passioni, desideri e amicizie, vecchi tormenti e nuove condanne. Il paese resta tale nei dettagli, nella mentalità, nei gesti e nei pettegolezzi e affronterà la crisi nel solo modo in cui è capace. Dapprima negando e poi rassegnandosi a un destino segnato.

Il cast è naturale nell’interpretazione e i personaggi – che parlano anche in piemontese – si svelano poco alla volta. Il prete Francesco interpretato da Albino Marino è un personaggio forte, anticonformista per il luogo in cui si trova ed è il filo rosso sul quale corrono le tante storie che compongono l’ossatura.

Albino, questo è il tuo primo film: a livello recitativo hai trovato difficoltà?

«È stato impegnativo, faticoso, ma non ci sono state scene più difficili di altre. Con Emanuele abbiamo ottenuto ciò che era l’idea iniziale. Tutti hanno fatto un ottimo lavoro e il risultato sullo schermo ne è la prova».

E se sapessi che ti rimangono davvero pochi giorni per vivere?

«È probabile che vivrei davvero e farei finalmente a meno di cose inutili. Sembra paradossale ma è così. Non credo che la vita possa finire del tutto, ma che sia ciclica, che tutto si trasformi e inizi qualcosa di nuovo. Se mi pentirei di qualcosa? Come tutti».

A film finito il lungo applauso accompagna lo scendere del cast al parterre: è curioso vedere quante persone vengano riconosciute. Tra loro Caruso, il regista, che dice di essere «orgoglioso di ciò che abbiamo creato con pochissimi fondi. I ragazzi che hanno recitato sono stati bravissimi e a chi ci ha ospitato durante la produzione del film vanno i miei più sentiti ringraziamenti. Voglio anche ricordare chi ci ha sostenuto economicamente, credendo in uno sconosciuto: questo è il mio primo vero film e devo migliorare ancora molto».

Caruso con attori

Emanuele, hai avuto molta attenzione per i dettagli.

«Ho cercato di ricreare non solo metaforicamente il Paese. E ho fatto diventare matto il direttore della fotografia, Cristian De Giglio, proprio per questo. Con un budget come il nostro possiamo dire di aver fatto tutto il possibile».

Le musiche sono state composte per il film?

«Remo Baldi ha creato le musiche con una grande coerenza. La malinconia, l’atmosfera di una volta, sono evocate con archi, arpe, clarinetti e pianoforte riducendo al minimo gli aggiustamenti elettronici».

Quanto c’è di autobiografico?

«C’è qualcosa di mio in tutti i personaggi e in essi ci sono tutte le contraddizioni dell’animo umano. Ma c’è qualcosa di buono in tutti noi».

Cinzia Grande

 

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