Bottari Lattes I vincitori del Grinzane

Caterina Bottari Lattes

L’8 febbraio saranno annunciati i designati dalla giuria del premio rinato per volontà della combattiva presidente della fondazione monfortese

Caterina Bottari Lattes
Caterina Bottari Lattes

«Rimango come quel soldato giapponese che alla fine della guerra si rifiutò di abbandonare il posto. Non posso fare a meno di battermi per la cultura»: la frase di Caterina Bottari Lattes – pronunciata con un sorriso – fa capire lo spirito della fondazione di Monforte. Una spinta ideale che cinque anni fa portò alla rinascita del Premio Grinzane, ideato da don Francesco Meotto all’inizio degli anni Ottanta e sul punto di sparire in seguito allo scandalo che travolse l’associazione che lo organizzava. Caterina Bottari Lattes, con l’appoggio di Adolfo Ivaldi, ripartirono dall’intuizione originale di far premiare gli scrittori dai giovani per ricostruire il premio nel segno dell’«onestà e della trasparenza, con una giuria tecnica indipendente in modo totale». Un premio sobrio, che costa un decimo della versione precedente e sostenuto in gran parte dalla fondazione Bottari Lattes.

E nell’edizione numero quattro, il Bottari Lattes Grinzane torna in Langa dopo la parentesi torinese. Il primo atto sarà l’annuncio dei finalisti in gara per il Germoglio, sabato 8 febbraio, alle 10.30, a Castiglione Falletto, nella cantina Terre del Barolo. La giuria tecnica – presieduta da Giorgio Barberi Squarotti e composta da Valter Boggione, docente di letteratura italiana che abita a Monforte, dagli scrittori Lidia Ravera, Serena Vitale e Sebastiano Vassalli, dai critici Bruno Quaranta, Paolo Mauri e Giovanni Santambrogio, oltre che che da Gian Arturo Ferrari – comunicherà i cinque titoli sui quali saranno chiamate a pronunciarsi le giurie scolastiche. Queste ultime sono 12, composte da duecento ragazzi, in Italia e quest’anno a Istanbul, e sono chiamate a scegliere il vincitore che sarà premiato a Grinzane. Ancora riservato rimarrà invece il vincitore della Quercia, scelto dagli esperti tra gli scrittori che hanno lasciato il segno e che sono, almeno in Italia, «da rispolverare». Per Alba i giurati saranno gli studenti dell’Umberto I. Con la scuola enologica la fondazione Bottari Lattes ha firmato una convenzione per la cura della vigna di Cavour e la vinificazione del Nebbiolo che vi si coltiva in Barolo, che dall’annata 2010 avrà un’etichetta dedicata a Mario Lattes.

Nel corso dell’incontro Luca Occelli e Franco Olivero daranno vita a un reading tratto dallo spettacolo che l’attore e il musicista hanno creato ispirandosi alla Malora di Beppe Fenoglio. Un momento che porta all’iniziativa della Terre del Barolo per sostenere l’impegno della fondazione Bottari Lattes nel recupero della Censa di Placido Canonica a San Benedetto Belbo. A questo sarà destinato il guadagno netto della vendita di duemila confezioni di un cofanetto che contiene una bottiglia di Barolo con etichetta dedicata e una copia del romanzo del quale ricorrono i sessant’anni dalla pubblicazione. «Matteo Bosco – il presidente della cantina sociale – ci ha proposto l’idea, che abbiamo accolto dopo aver avuto l’approvazione di Einaudi e Margherita Fenoglio», spiega Adolfo Ivaldi. La Censa di Placido necessita di lavori urgenti: «È necessario il rifacimento del tetto e l’ingabbiatura delle murature, opere che costeranno 105.000 euro». E saranno il primo passo per il recupero della Censa, che fu acquistata dalla fondazione per 21 mila euro. Per destinarla come? Caterina Bottari Lattes risponde: «Vorrei rimettere l’edificio a posto e lasciarlo al Comune di San Benedetto perché abitanti e visitatori abbiano un luogo di lettura, nel quale magari sia possibile anche bere un bicchiere di vino».

Senza titolo di Pinot Gallizo.
Senza titolo di Pinot Gallizo.

Non è tenera, Caterina Bottari Lattes, con la situazione culturale del Paese, con la scuola «che non aiuta a farsi un’istruzione», ma continua a proporre. In Langa come a Torino. Sotto la mole oggi, martedì 4 febbraio, nello spazio espositivo della fondazione, dal nome evocativo di Don Chisciotte (in via Della Rocca 37) si inaugura una collettiva di grandi artisti del Novecento. A iniziare da Mario Lattes, proseguendo con Bartolini, Calandri, Mondazzi e altri. Con la sorpresa di trovare un Pinot Gallizio, un Senza titolo del 1963 visto molto poco negli ultimi decenni. Un piccolo regalo, a mezzo secolo esatto dalla morte del pittore albese.

 Paolo Rastelli

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