Pasqua: una vita diversa è possibile

Viviamo un tempo difficile, in una crisi che si prolunga. Molti si sentono prigionieri di un incubo che li ha avvinghiati, come scaraventati in un tunnel senza via d’uscita. Con accentuata urgenza si impone oggi la consapevolezza che la chiamata alla vita non è l’invito a una continua festa: non è al sicuro da prove anche difficili e la sua durata non è infinita. Probabilmente è da individuare proprio lì la causa della ricerca di tanto stordimento e alienazione con cui tutti, più o meno, siamo tentati di nasconderci o dimenticare i confini più dolenti della nostra condizione. I giovani, che spesso e fin troppo facilmente sono oggetto di stereotipati moralismi, non fanno altro che enfatizzare, senza remore, comportamenti che sono anche di altri, forse di ogni età.

resurrezione

Il quadro non proprio luminoso fin qui tratteggiato non tiene conto degli eventi pasquali attraversati da Gesù di Nazaret. La sua morte, dono d’amore, seguita dalla risurrezione, ha squarciato il velo dell’oppressiva finitudine che gravava sulla condizione umana e che consegnava al tarlo dell’amarezza anche i suoi aspetti gioiosi. Il “nuovo Adamo” ha inaugurato da prototipo la condizione nuova e definitiva di ogni uomo. Pur permanendo per ciascuno le prove del limite, della sofferenza e della morte, esse sono state vinte da un pioniere che da allora ha messo a disposizione di tutti le conquiste della sua impresa. Secondo la promessa da lui fatta, da quel mattino di Pasqua è scoccata l’ora dei “tempi nuovi”, non più avvelenati dall’incubo di una crisi smisurata e insuperabile. Da allora il “nuovo Adamo” è fratello di una moltitudine che, vivendo con Dio Padre un rapporto di vera figliolanza, sa che le è preparata la medesima eredità di vita nuova ed eterna che non è del tutto estranea all’attuale e terrena.

Anche quest’anno la Pasqua ci introduce, per fede, in un dinamismo di vita capace di sfidare e vincere la sofferenza e la morte. Più che mai a Pasqua, nella compagnia del Risorto, secondo le affermazioni della Fidei donum ci è consentito di sperimentare che la fede «schiude davanti a noi orizzonti grandi». Se è vero, che viviamo «in un tempo in cui l’uomo è particolarmente bisognoso di luce», l’aurora della Pasqua si presenta con i watt indispensabili per illuminare almeno un po’ i suoi lati oscuri. Certo «la fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma una lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino».

Protendendoci come credenti ai confini dell’esistenza e toccando con mano la fitta coltre che la circonda, dobbiamo riconoscere che il mistero del dolore conserva tutta la sua capacità di inquietare; che il mistero della morte, nonostante la fede nella risurrezione, rimane una ferita bruciante che interpella la coscienza; che il dolore dell’innocente non cessa di proporsi con una greve carica di ingiustizia e ribellione. La riflessione sulla vita come mistero di sofferenza e di gioia, di croce e risurrezione tormenta e inquieta.

Tuttavia sperimentiamo che la fede ci consente un passo decisivo anche in un’oscurità non del tutto diradata: «Il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare un atto d’amore, affidamento alle mani di Dio che non ci abbandona e, in questo modo, essere una tappa di crescita della fede e dell’amore (…). Perfino la morte risulta illuminata e può essere vissuta come l’ultima chiamata della fede, l’ultimo “Esci dalla tua terra” (Gen 12,1), l’ultimo “Vieni!” pronunciato dal Padre, cui ci consegniamo con la fiducia che Egli ci renderà saldi anche nel passo definitivo» (ib.).

Come ci ricorda il Papa, Dio è misericordia infinita, ci ama sempre e per primo, non si stanca mai di attenderci e perdonarci. Don Tonino Bello denunciava in anni ancora opulenti, con un’affermazione che oggi va adattata alle nostre “vacche magre”, che «ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da quelle promesse ultraterrene che sono state firmate con sangue del Dio dell’alleanza». A molti, pur nei suoi limiti, la vita terrena appare come l’unica e ultima occasione dove ciò che veramente conta è trarre da essa tutto il possibile, nonostante la sua incapacità di saziare mente e cuore. Il fatto è che tutti siamo cercatori di Dio, perché nessuno lo possiede.

La consolante notizia della Pasqua è che anche Dio è sulle nostre tracce, con un amore capace di lenire tutte le nostre ferite e riempire ogni nostro vuoto. Ne è una forte conferma, tra le altre, la santità raggiunta da padre Girotti e dai papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, prossimamente proposti come intercessori e modelli all’intera Chiesa. Perché non consentire all’energia della Pasqua di innestarsi sui mali del nostro tempo, sulle nostre debolezze e paure, convertire le nostre vite, riempirci di speranza, gioia e pace? Buona Pasqua a tutti.
 + Giacomo Lanzetti,
vescovo di Alba

Monsignor Giacomo Lanzetti, vescovo di Alba
Monsignor Giacomo Lanzetti, vescovo di Alba
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