Mi appello al direttore delle Poste: pensi anche a noi anziani

«A 48 anni sono troppo vecchio per trovare un lavoro?»

don rizzolo antonio_q

Egregio direttore, desidero tramite Gazzetta, rivolgermi alle Poste di Alba, affinché risolvano un disagio per molti cittadini albesi. Non mi pare giusto che se il postino non trova il destinatario per consegnare una raccomandata, lasci l’avviso per andarla a ritirare a Mussotto. Faccio un appello al direttore delle Poste: avete mai pensato al disagio di noi anziani, che spesso non possono salire sull’autobus per recarsi a Mussotto? Signor sindaco Marello, mi rivolgo anche a lei, faccia in modo che noi anziani possiamo ritirare le raccomandate agli uffici più vicini.

Pina Pisano

Questa e le altre lettere che pubblichiamo qui a fianco segnalano un problema che si trascina da tempo: i disservizi postali. Anche il nostro giornale e gli altri periodici della San Paolo talvolta devono fare i conti con ritardi o mancate consegne. Da parte di Poste italiane c’è sempre disponibilità a rispondere ai reclami. Dal punto di vista statistico, poi, pare che il loro numero non sia così elevato. Magari non tutti segnalano i disservizi, tuttavia le lamentele sono all’ordine del giorno da parte di molti cittadini, e non solo nel nostro territorio. Che cosa si può fare? Ci sono diverse modi di presentare reclamo: presso gli uffici postali, per lettera, per telefono, attraverso Internet. Anche il nostro giornale, pubblicando le lettere dei lettori, cerca di far fronte alla situazione sollecitando una risposta da parte dei responsabili delle Poste. Mi auguro che anche il sindaco, chiamato in causa da questa lettera, possa farsi parte attiva come è già avvenuto in passato.
 Vorrei fare però una considerazione generale. Mi sembra che la consegna di lettere e pacchi, giornali e riviste, da tempo non sia più una priorità di Poste italiane. Non è conveniente dal punto di vista economico, soprattutto nei piccoli paesi o nelle periferie cittadine. Perciò sono stati ridotti i giorni di consegna, il personale è diminuito, ci sono molti stagionali che non conoscono bene gli indirizzi, ecc. Il punto è che se le Poste devono funzionare come un’azienda qualsiasi e portare utile, i servizi che non vanno in questa direzione vanno tagliati o dismessi. Così però si penalizzano ancora una volta i più deboli, chi abita nei paesi o in periferia, gli anziani o i malati. E i piccoli editori, i giornali e le riviste (tanti non rinnovano più l’abbonamento). È un problema che tocca le istituzioni, la politica, le amministrazioni, il governo. Ma, come spesso accade, si preferisce lasciar perdere e lasciare le cose come stanno.

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