Come possiamo non essere preoccupati per i bambini?

don rizzolo antonio_qCarissimo direttore, vorrei che gentilmente rispondesse a questa domanda: come può una persona che ama la verità e le virtù sopravvivere in una società che premia la decadenza e l’insolenza. Mi creda, ogni giorno che passa sulle mie spalle pesa sempre di più la convinzione che la crisi sociale che stiamo vivendo non ci riservi nulla di buono, ma che ci prepari un domani difficile e per tanti versi pericoloso. Come possiamo non essere preoccupati per i bambini, per la loro innocenza. Quanti di questi bimbi pagheranno per questo declino che ormai si è insinuato in ogni dove. Pare che le persone parlino tutte una lingua diversa, che la dignità sia diventata merce da liquidare al miglior offerente. Farsi ascoltare in questo mondo fatto di parole senza significato è diventato difficile, quasi impossibile. Ci sono momenti che provo nostalgia per il passato, anche i ricordi disarmonici sembrano bei ricordi: il passato per terribile che sia stato mi regala serenità e nostalgia. La mia non è paura per me, ma è paura per le persone che amo, per i piccoli che crescono e per le famiglie che dovranno accompagnarli.
 Bruno Murialdo, Alba
Come sopravvivere in una società che premia la decadenza e la violenza? Continuando ad amare la verità e a praticare la virtù. Mi vengono in mente le parole dello staretz Zosima nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij: «Credi fino all’ultimo, anche se dovesse accadere che tutti gli uomini sulla terra si sviassero e tu solo rimanessi fedele… Il giusto se ne va, ma la sua luce rimane… Tu lavori per l’umanità intera, tu agisci in vista del futuro. E non cercare mai nessuna ricompensa, perché anche così hai già una grande ricompensa su questa terra: è la tua gioia spirituale, quella che solo il giusto si guadagna». C’è anche da dire che il bene, la bontà, la bellezza non sono scomparsi. Non fanno rumore, ma esistono, e in qualche modo tengono ancora insieme questo mondo. Ne faccio esperienza dirigendo il settimanale Credere, dove raccontiamo testimonianze positive legate alla fede: lo spazio non basta mai per raccontare tutte le storie che arrivano. Non dobbiamo scoraggiarci, dunque, nel compiere il bene, nel praticare la virtù, nel testimoniare la verità. Tutti noi, in particolare chi ha responsabilità educative: genitori, insegnanti, catechisti, dobbiamo vigilare su noi stessi per essere di esempio alle nuove generazioni con le parole e la vita.

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