Le piccole aziende trainano l’export

ECONOMIA «Le necessità», dice Domenico Massimino, presidente di Confartigianato Cuneo, «si possono, e in alcuni casi si devono, trasformare in opportunità».
I piemontesi, e i cuneesi, pare abbiano saputo cogliere e dare la giusta interpretazione a questa filosofia. Le opportunità, gli artigiani delle micro e piccole aziende italiane, le hanno cercate all’estero. Nel corso del 2014 secondo uno studio di Confartigianato, sono state proprio le piccole imprese a trainare l’export italiano.
Nei primi nove mesi dell’anno, dal nostro Paese sono partiti, verso l’Europa e non solo, prodotti realizzati da 243.218 piccole imprese per un valore di 75,4 miliardi di euro, con aumento del 3,3 per cento, pari a 2,4 miliardi, rispetto allo stesso periodo del 2013. Le esportazioni delle piccole aziende mostrano un aumento duplicato rispetto all’andamento complessivo dell’export manifatturiero, che ha registrato una crescita dell’1,7 per cento.
In questo campo il Piemonte ricopre il primo posto tra le regioni (più 5,5 per cento a settembre 2014 rispetto a 12 mesi prima). Seguono il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e la Lombardia. Il segno meno compare solo davanti alle Marche, con una flessione dell’export dell’1,3.

esportazioni
L’alessandrino, analizzando la dinamica delle esportazioni nelle prime venti province per quota di export delle Pmi sul totale nazionale, detiene il primato. Seguono Como, Belluno, Firenze e Parma.
Sono gli oggetti in legno, gli articoli in pelle, l’abbigliamento e i prodotti alimentari a riscuotere maggiore successo all’estero, con un incremento medio, rispetto al 2013, di quattro punti percentuali.

tabella export
Il made in Italy tiene banco in Europa a 28, dove arriva il 54,9% dell’export italiano, sempre meglio in Spagna (più 7,1 per cento), Polonia (6,2), Paesi Bassi (5,3) e Germania (4,1) ma anche oltre oceano, in aumento di quasi dieci punti percentuali in Asia orientale, a cui segue, con più sei punti percentuali, l’America settentrionale. In discesa le vendite in Africa settentrionale, Medio Oriente, Turchia ma soprattutto Russia, dove le sanzioni  e la crisi del petrolio hanno determinato un calo delle importazioni, dall’Italia superiore al 10 per cento.
Manuela Anfosso

 

Massimino: «Abbiamo fiducia che l’incremento di ordini dall’estero raggiunga la doppia cifra»

 IL PUNTO. Un aumento del 5,5 per cento in Piemonte, rispetto al 2013, di esportazioni di prodotti realizzati dalle piccole imprese. Che cosa è cambiato nel corso del 2014 per raggiungere questo risultato, Massimino?
domenico massimino«I piemontesi, e tra questi soprattutto i cuneesi, dediti al lavoro, hanno dovuto abbandonare la diffidenza tipica dell’imprenditore che li contraddistingueva. In un Paese economicamente diverso, la necessità
ha preso il sopravvento e l’estero ha rappresentato un’occasione che gli artigiani hanno saputo cogliere e far fruttare. A questo si aggiunge il ruolo delle associazioni, ancora forti e funzionanti in questa regione, che,
per la crescita dell’export, è stato fondamentale. Confartigianato, ad esempio, ha dato vita a incontri, i così detti business to business, con realtà d’oltre oceano o, tra le altre cose, ha sostenuto gli artigiani nella preparazione di brochure o piattaforme e-commerce».
Si può crescere ancora?
«Si può e si deve: abbiamo ancora un buon margine di lavoro. È difficile pronosticare una percentuale di aumento dell’export di prodotti di piccole imprese, ma sono fiducioso: raggiungeremo un numero a due cifre, stimabile tra il 10 e il 15 per cento. Expo 2015 rappresenta una chance per migliorare. Il made in Italy
è tra i cinque marchi più richiesti all’estero. Gli sviluppi sono rapidi e, grazie all’impegno e alla qualità che contraddistingue gli artigiani e i prodotti piemontesi, raggiungeremo traguardi importanti».

m.a.

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