L’Expo è una bella vetrina che non deve distoglierci dai veri problemi dell’Italia

Expo: una vetrina che rischia di non lasciare traccia. Questo il responso provocatorio scaturito ieri sera, martedì 7 luglio, durante l’assemblea generale di Confindustria Cuneo, dalla relazione del presidente degli industriali cuneesi Franco Biraghi e dalla lectio magistralis del critico d’arte Vittorio Sgarbi. «Il tema di riflessione proposto quest’anno agli oltre 400 imprenditori accorsi nel castello di Villanova Solaro – commenta il direttore di Confindustria Cuneo, Giuliana Cirio – era l’esposizione universale di Milano e il titolo, Expo: quo vadis?, non lasciava spazio a dubbi sull’approccio critico ma costruttivo che abbiamo voluto dare all’evento».

Franco Biraghi confindustria

«Annebbiati dall’ideologia imperante che ci propina una certa cultura a chilometri zero», ha detto il presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi, nella sua relazione, «molti dimenticano che l’industria ha reso possibile a tutti l’accesso a una alimentazione di qualità sana e sicura e ha migliorato la qualità della vita agli abitanti del pianeta. L’industria alimentare è sinonimo di crescita e di innovazione, elementi indispensabili per la ripresa economica del nostro Paese. Sui mercati mondiali i prodotti alimentari trasformati aumentano continuamente le loro quote di mercato e hanno superato per importanza il valore degli scambi delle materie prime agricole. L’agroalimentare, con 54 mila imprese e 385 mila addetti, si conferma il secondo comparto manifatturiero italiano dopo la metalmeccanica e si candida come forza motrice per fare uscire il Paese dalla crisi. Questo è il messaggio di ottimismo che ci arriva da Expo. Purtroppo, però, questo è un messaggio di vetrina e come tale va considerato. Ma la realtà è un’altra e noi imprenditori la conosciamo bene: senza veri provvedimenti di semplificazione che portino ad una reale diminuzione degli adempimenti burocratici e senza certezza del diritto, il nostro Paese continuerà a scivolare inesorabilmente verso il terzo mondo».

Vittorio Sgarbi a confindustria«Questa Expo non lascerà niente, se non una debole memoria e, purtroppo, il padiglione Italia che è un aborto senza nome, una cosa affidata a un dilettantismo pervicace», ha detto Sgarbi nella sua lectio magistralis sull’eredità artistico-culturale dell’Expo, che per un’ora e mezza ha inchiodato alla sedia il pubblico in sala. «Per quelli che con lodevole spirito di iniziativa sono arrivati fino alla mia mostra L’oro d’Italia, invece, rimarrà la memoria di molti bellissimi quadri che sono lo spirito del nostro Paese. Per il resto visitare l’Expo è come andare in vacanza al mare o al luna park, è come quando c’è la festa del Paese e tutti vanno a divertirsi. La cosa che mi interesserebbe più capire è qual è il vantaggio per l’economia, può darsi che non ci sia neanche quello. Non saprei dire se ci saranno degli effetti benefici».

Nel corso dell’assemblea Confindustria Cuneo ha consegnato tre riconoscimenti alle multinazionali straniere che nel Dopoguerra si sono insediate in provincia di Cuneo e hanno investito su un territorio povero e disagiato, portando ricchezza e benessere, creando occupazione e generando un indotto. I premi sono andati ai tre gruppi francesi Saint Gobain (che quest’anno festeggia i 350 anni dalla fondazione ed è presente a Bernezzo e Savigliano), Michelin (che ha due stabilimenti a Fossano e Cuneo, dove viene prodotto il rivoluzionario pneumatico CrossClimate) e Valeo (attiva a Mondovì dove è nata e da cui ha ereditato il nome che l’ha portata in tutto il mondo).

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