Alba, Marello apre agli Stati generali del sociale

COLLOQUIO  Un pensiero tanto rilevante da rubare il sonno al sindaco Maurizio Marello. Non un incubo, ma un’idea per rendere Alba migliore. Un’idea che, confessa Marello, fino a oggi non è stato possibile concretizzare a causa della crisi che «ci ha costretto a tenere la testa bassa sulle urgenze». Ma, ora che la congiuntura sembra dare una tregua, «è arrivato il momento di rialzare lo sguardo e progettare il futuro».

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Sindaco, cos’ha in mente?
«Ultimati alcuni progetti in corso da tempo e con altri prossimi ad andare in porto, come il Piano regolatore generale e il Piano sugli scenari di rischio idrogeologico, Giunta e consiglieri di maggioranza credono sia giunto il momento di programmare sul lungo periodo, approfittando della concessione da parte del Demanio di alcuni beni, su tutti il complesso dell’ex caserma Govone, e della nuova legge di stabilità che dovrebbe garantire, dal punto di vista della possibilità di spesa comunale, uno scenario positivo».
Da dove partirà la progettazione dell’Alba del futuro?
«Il primo tema che vorremmo affrontare è quello del sociale. Negli ultimi cinque anni in questo comparto si è verificato un terremoto, a causa della crisi economica e della politica di tagli indiscriminata adottata da Stato e Regione che hanno aggiunto nuovi problemi a quelli esistenti e costretto il Comune e tutte le altre forze sociali a “salti mortali”. E considerando che non si è ancora affermato un nuovo modello di stato sociale, si vuole definire un piano regolatore sociale che fornisca agli operatori del settore uno strumento per affrontare con meno apprensione i problemi».
Quali sono le emergenze attuali?
Il problema dell’abitazione, l’assenza di lavoro che interessa i ragazzi ma anche persone di mezza età, il disagio giovanile, le nuove disabilità e soprattutto l’integrazione degli stranieri, circa 4 mila in città, ovvero il 12 per cento della popolazione. Alba e il territorio circostante, passati in cento anni dalla miseria assoluta alla ricchezza, non devono avere paura che la società si configuri come multietnica. Occorre anzi mostrare nel sociale quell’apertura mentale che in passato è stata adottata con grande lungimiranza nel campo dell’imprenditoria e del turismo».
Come si giungerà  al piano regolatore sociale, Marello?
«Nella seconda metà del 2016 verranno convocate le realtà pubbliche, religiose, cooperativistiche, associazionistiche
e private che si occupano di prevenzione, disagio, famiglia, giovani, anziani, marginalità, emergenza abitativa, crisi e integrazione. Sotto la guida del Consorzio socio-assistenziale, della diocesi e del Comune, verranno costituite commissioni che avranno il compito di analizzare il settore sociale, fotografando i servizi erogati ed evidenziando le esigenze, in modo
da individuare in una specifica carta – il piano regolatore sociale – le soluzioni  e i percorsi da seguire negli anni a venire».
Che città nascerà?
«Non molto diversa da quella di oggi e dunque solidale, accogliente, inclusiva, mossa da socialità e non da assistenzialismo, capace di non lasciare alcun cittadino per strada ma anche di adattare le proprie risposte ai cambiamenti, salvaguardando
la coesione sociale  oggi più che mai in pericolo».

Enrico Fonte

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