La Società San Paolo piange il Superiore generale emerito don Campus

ALBA Nella notte tra lunedì 2 e martedì 3 novembre, presso la Comunità “Timoteo Giaccardo” di Roma, si è spento all’età di 81 anni, dopo una lunga e sofferta malattia, il Superiore generale emerito della Società San Paolo don Pietro Anselmo Campus, 81 anni di età, 69 anni di vita paolina, 63 di professione religiosa, 55 di sacerdozio.

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Don Pietro è nato il 25 ottobre 1934 a Osilo (Sassari) ed è entrato in Congregazione nella comunità di Roma ancora giovanissimo, il 5 agosto 1946. Compiuto il noviziato ad Albano Laziale (1951-1952), ha emesso la prima professione l’8 settembre 1952. Dopo aver completato la sua formazione a Roma, ha emesso la professione perpetua l’8 settembre 1957 ed è stato ordinato sacerdote il 3 luglio 1960 per  l’imposizione delle mani di mons. Ettore Cunial.

Nei primi anni di sacerdozio viene destinato alla formazione – come maestro dei giovani e all’insegnamento – dapprima a Roma (1960-1961) e in seguito a Cinisello Balsamo (1961-1966). Nel 1966 comincia per don Pietro un lungo periodo di missione all’estero, che si estende per un quindicennio nelle Filippine (1966-1981) e poi in Australia (1981-1984). La decisione del Vicario generale dell’epoca, don Luigi Zanoni, lascia don Pietro “terrorizzato”, come lui stesso avrà modo di scrivergli, per incarichi che sente superiori alle sue forze. Ma confidando in Dio e nelle disposizioni dei Superiori, nonché nell’aiuto dei confratelli, don Pietro parte. Nelle Filippine, dove è inviato – e precisamente nella comunità di Makati – ha ricoperto diversi incarichi: prima direttore dello stabilimento tipografico e responsabile del settore amministrativo (1966-1970), poi Delegato regionale per due mandati (1971-1977 e 1977-1981), mentre continua sempre ad occuparsi dell’amministrazione. Dal 1981 al 1984 lo troviamo Superiore regionale dell’Australia, mentre presta ancora la sua opera nel settore amministrativo.

Nel 1984 don Pietro ritorna in Italia, destinato alla comunità di Milano (1984-1991), dove ricopre diversi incarichi: Superiore della comunità per due mandati (1984-1987 e 1987-1990) e Consigliere provinciale (1986-1990). Nell’ambiente milanese don Pietro si fa apprezzare per la laboriosità, la tenacia e la dedizione ai suoi incarichi – prevalentemente nel settore amministrativo –, godendo anche della stima dei molti collaboratori laici. È poi ancora Superiore della comunità di Milano (1990-1992) e di nuovo Consigliere provinciale (1990-1992), prima di venire eletto Consigliere generale (1992-1998). Don Pietro si trasferisce così a Roma in Casa generalizia. Nel 1998, poi, dopo le circostanze difficili di quegli anni, viene eletto Superiore generale, quinto successore del Fondatore.

Terminato il mandato di Superiore generale, don Pietro viene trasferito ad Ariccia, come Delegato per la casa Divin Maestro (2004-2009). Dal 2009 la sua salute comincia a subire un rapido declino a causa del morbo di Alzheimer e di una cardiopatia ischemica. Da tre anni era completamente allettato presso la comunità “Timoteo Giaccardo” di Roma a causa dell’aggravarsi della patologia da cui era affetto.

La vita di don Pietro si è così spesa e sovraspesa per l’annuncio del Vangelo e il dono di essere vissuto in più continenti lo ha portato ad allargare il cuore per accogliere e affidare a Dio popoli diversi. Nel suo servizio di Superiore generale ha affrontato temi nuovi per la vita paolina, chiamata ad operare sempre in modo diverso nell’ambito apostolico, una fedeltà creativa vissuta nella cultura della comunicazione che già alla fine degli anni ’90 si faceva sempre più necessaria, come ebbe modo di testimoniare all’incontro dei Superiori generali ad Ariccia presso la nostra Casa Divin Maestro.

Insieme alla sua passione apostolica non possiamo dimenticare il suo modo di vivere in mezzo a noi, perché don Pietro si è mostrato non solo di animo gentile ma anche uomo e sacerdote amorevole, capace di ascolto, accogliente e pronto ad aiutare i confratelli nelle diverse situazioni, anche se di carattere schivo e riflessivo. Molti sono i Paolini che gli sono grati per il bene concreto ricevuto e che ora lo ricordano come un padre premuroso.

Durante il suo mandato di Superiore generale ebbe la gioia di festeggiare insieme a tutta la Famiglia Paolina la beatificazione di don Giacomo Alberione (27 aprile 2003) e di indicarlo come primo esempio di vita donata per il Vangelo, precursore di una nuova via di vivere la santità: «Siamo stati chiamati, senza nostro merito, a fare la carità della verità ai nostri fratelli in umanità. Pur con tutti i nostri limiti, continueremo a farla. Entriamo nel terzo millennio cristiano con la stessa fiducia e con la stessa fede con cui Alberione entrò nel XX secolo» (intervista rilasciata al mensile paolino Jesus nel numero di dicembre 2000). Attingiamo alla testimonianza viva di don Pietro Campus, avvalorata dai suoi molti anni di malattia, un cammino che lo ha unito alla Passione del Signore Gesù Cristo, per rinnovare la gioia di essere anche noi apostoli di oggi, chiamati a vivere e donare Gesù il Maestro, Parola del Padre. Questo nostro fratello possa esultare nella liturgia celeste insieme alla numerosa schiera della Famiglia Paolina del cielo. Gli affidiamo ora l’intercessione per le necessità della Congregazione, mentre lo accompagniamo con il nostro fraterno suffragio perché possa godere dell’eterno riposo in Dio.

I funerali si svolgeranno mercoledì 4 novembre alle ore 17.30 nella Cripta della Basilica Minore di Santa Maria Regina degli Apostoli. La salma sarà tumulata nella mattinata di giovedì 5 novembre presso la cappella della Famiglia Paolina sita nel cimitero Flaminio – Prima Porta di Roma.

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