Chi ha paura di Gesù Bambino?

«A 48 anni sono troppo vecchio per trovare un lavoro?»

Chi ha paura di Gesù Bambino? Se lo chiedono i proibizionisti del Natale

Egregio direttore, vorrei che direttori scolastici, presidi e insegnanti che stanno pensando di abolire presepi, canti natalizi e altri segni dell’incarnazione di Dio per non ferire la sensibilità di alunni e genitori di altre religioni, riflettessero non tanto sul Natale ma sull’Epifania. Se non erro, secondo diversi biblisti i Magi erano astronomi, provenienti dalla Persia, l’attuale Iran, probabilmente di fede mazdeista, cioè adoratori del fuoco; essi compiono un lunghissimo viaggio per adorare Gesù ma poi, non seguendo le direttive di Erode, fanno ritorno nella loro patria, vale a dire, non cambiano né la loro cultura né la loro religione di appartenenza. Un sacerdote il giorno in cui si fa memoria della strage dei martiri innocenti, ordinata da Erode per essere sicuro di sopprimere Gesù, fece questa domanda: «Come si fa ad aver paura di un bambino?». Lo stesso quesito va posto ai “proibizionisti” del Natale, aggiungendo che quel bambino speciale, con la sua venuta, ama ogni essere umano senza offenderlo, come fece con i Magi. Ecco perché anche i bimbi non cristiani possono unirsi ai loro compagni nel canto di cori natalizi.
Giorgio Contino, Alba

don rizzolo antonio_oÈ fastidiosa questa strumentalizzazione del Natale per motivi ideologici. Sia da parte di chi vuole abolirne ogni riferimento religioso; sia da parte di chi ne fa una bandiera contro gli altri, dimenticando molti altri aspetti essenziali del cristianesimo. In realtà, ha ragione il nostro lettore: come si fa ad aver paura di Gesù bambino? Aggiungo solo due brevi riflessioni. La prima è di tipo legislativo: il Natale per lo Stato italiano è una festa civile, come il 1° maggio o il 2 giugno; e come in tali occasioni la scuola ha il dovere di spiegare agli alunni il significato della ricorrenza, lo stesso vale per il Natale. La seconda è una riflessione culturale: al di là della fede religiosa di ciascuno, la nostra cultura è impregnata di cristianesimo; se non si parla del Natale, anche attraverso canzoni tradizionali, allora si dovrebbero eliminare dall’insegnamento ampie parti della storia, dell’arte e della letteratura italiana. Di fronte all’insensatezza di certi atteggiamenti fa invece pensare l’apertura delle famiglie musulmane: per loro i canti natalizi e il Bambinello non sono un problema, anche perché riconoscono in Gesù un grande profeta.

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