Pinot Gallizio e il centro di Alba senza auto nel 1957

ALBA L’artista nel ’57 fece la prima proposta di pedonalizzare via Maestra
A risentir parlare di chiusura al traffico, o di pedonalizzazione del centro storico cittadino, viene in mente, all’istante, la figura generosa e poetica, dalla caratura wellesiana, di Pinot Gallizio: morto nel 1964, ma sempre nostro contemporaneo, per l’indipendenza e l’inattualità (allora; ma chissà se ancora?) di ciò che sentiva, vedeva, immaginava – nell’arte come nella vita.

Pinot Gallizio

Fino a prova contraria, spetta a lui, tra i tanti, anche il primato di aver avanzato all’attenzione della municipalità, in qualità di consigliere comunale, la proposta di «inibire la circolazione degli auto e motomezzi in via Maestra in tutti i giorni della settimana». Così riporta, nei suoi modi asettici e sintetici, il verbale del Consiglio comunale svoltosi ad Alba in data 9 dicembre 1957: pagine protocollate che pure si possono leggere come anomale, curiose specie di copioni, per l’eccezionalità di alcuni “interpreti” che, in virtù di quanto esprimevano, attenuano, se non sciolgono del tutto, il rigore burocratico del documento. Per inciso, si tratta dello stesso verbale che registra una delle diverse interpellanze di protesta che Gallizio sentì di dover fare per il diritto costituzionale alla circolazione, e alla sosta, degli zingari sul territorio comunale…

Manca qualche volta, nella sceneggiatura, il montaggio compiuto del film: le reazioni puntuali degli altri personaggi sono sparse, sconnesse o perdute fuori pagina. Non sappiamo bene quali commenti, a caldo, la proposta di Gallizio possa aver suscitato; né vogliamo cadere nella trappola di far sembrare la sua figura come un provocatore gratuito, un anticonformista per dovere d’ufficio, prima vittima di una odiosa nomea di “estroso” che l’ha a lungo penalizzato e provincializzato (ma solo nella sua città, va detto), e che oggi è sacrosantamente estinta.

Alla metà degli anni Cinquanta, la popolazione albese si aggirava intorno alle 17.000 unità; di automobili, ce n’era 1 ogni 20,8 abitanti. Il “centro storico” come noi oggi l’intendiamo, corrispondeva quasi interamente alla città come i nostri nonni la percepivano.

Su uno sfondo simile, viene da pensare che l’idea di chiudere al traffico la via principale potesse essere lievemente in anticipo sui tempi. In quegli anni, l’artista che progettava le porte della città situazionista e dichiarava Alba «zona libera dell’Antimondo»; che ha depositato in titoli di sue opere (titoli-immagini, come sempre) le fantasie di una «città amaca», di una città che «respira», partecipava, in seno al movimento situazionista, al discorso critico dell’urbanesimo unitario, nel sogno di una città sempre mobile, di ambienti e situazioni vitali, di percorsi psicogeografici per restituire all’uomo un rapporto libero, sperimentale, nuovo con gli spazi abitati; per «dipingere le autostrade» e liberarlo dalla noia, da una vita standardizzata, omologata, spenta, regalandogli un «domenica senza lunedì».

A Pinot Gallizio, nella deriva di questa visione, la chiusura al traffico di via Maestra, del cuore di Alba, sarà sembrata giusto una coerente, minima, abbordabile applicazione.
Edoardo Borra

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