Altri mille ettari di noccioleti in più

NOCCIOLE Continuano a crescere gli impianti di noccioleti in Piemonte, anche se non è ancora diventato operativo l’accordo Regione-Ismea-Ferrero siglato lo scorso luglio ad Alba, e che prevede 5 mila nuovi ettari entro il 2020. L’aumento delle superfici coltivate a nocciolo riguarda soprattutto le aree pianeggianti del cuneese, del torinese e dell’alessandrino. Nuovi impianti si trovano nei dintorni di Busca e di Cavour, oltre al già noto incremento registratosi nel saluzzese e nella fondovalle Tanaro, dove in alcuni casi la nocciola sta rimpiazzando i kiwi e persino alcuni vitigni.

noccioleti

Secondo Luciano Nervo, del vivaio cooperativo Vivalb, di Vaccheria lo scorso anno sono state piantate al di fuori della Langa tra le 250 e le 300 mila piante, pari a circa 800-1.000 ettari di noccioleti. E tra questi, ci sarebbero anche ettari in cui non è stata messa a dimora la tonda gentile trilobata dal momento che in pianura c’è chi consiglia di piantare varietà diverse dalla nostra (tonda romana, tonda di Giffoni), considerate più resistenti al freddo.

Sull’andamento dell’annata 2015 le valutazioni dei tecnici confermano quanto si era detto nei mesi scorsi, nelle settimane successive alla raccolta. Secondo Giulio Traversa (direttore di Piemonte Asprocor) la qualità non è stata ottimale a causa della presenza di un po’ di prodotto marcio dovuto al gran caldo estivo. Dalla relazione sull’annata agraria presentata nelle scorse settimane all’Agrion (l’organismo subentrato al Creso nel campo della ricerca in campo ortofrutticolo piemontese) emerge che la quantità di nocciole colpite da problemi di marciume è quasi doppia rispetto al 2014 (0,77 per cento contro lo 0,41 per cento del totale del prodotto scartato).

Per quanto riguarda la quantità, Traversa sottolinea che la produzione 2015 si aggira sui 180 mila quintali, con un calo del 20 per cento circa rispetto al 2014, nonostante i nuovi impianti entrati in produzione. Per quanto riguarda il 2016 secondo Traversa l’inverno (finora) anomalo non ha creato problemi alle piante, anche se alcuni addetti ai lavori considerano negativo il clima poco freddo di questi mesi e l’assenza di neve.

L’analisi effettuata dai tecnici di Agrion ha fatto il punto anche sulla produzione nazionale e internazionale e i dati confermano come ormai la nocciola sia un prodotto sempre più globalizzato. A livello mondiale la Turchia è di gran lunga il primo produttore (oltre 422 mila ettari), coprendo da sola oltre il 60 per cento della produzione mondiale. Seconda è l’Italia (oltre 71 mila ettari, pari a circa il 12 per cento mondiale). Dietro a Turchia e Italia, troviamo Iran, Azerbaijan e Georgia, mentre in Europa, dopo il nostro Paese, ma con numeri decisamente più bassi, ci sono Spagna e Francia, con il Paese iberico che nel 2015 ha fatto registrare un piccolo calo (- 5%) di superfici coltivate. In Europa stanno però nascendo noccioleti anche nei Balcani (Serbia, Macedonia), mentre negli altri continenti cominciano ad affacciarsi sul mercato Cile, Usa, Cina, Sudafrica, Messico e Australia. Nel 2015 la produzione stimata in Turchia è stata di 646 mila tonnellate (il 67 per cento dell’intera produzione mondiale), seguita dall’Italia con 125 mila tonnellate (pari al 13 per cento). Tra il 2014 e il 2015 il 22 per cento delle nocciole turche è stato esportato in Italia.

Corrado Olocco

Banner Gazzetta d'Alba