Vezza tutela le piante da tartufo

VEZZA Mancata tutela dei terreni a vocazione tartufigena, scarse piogge, tartufi centellinati e il prezzo schizza a 450 euro l’etto.  Se il costo preoccupa gli amanti del diamante grigio, la mancanza di piante tiene in ansia i trifolao.  «Nell’alta valle del rio Borbore c’è un’area denominata “Trifolan”, che costeggia il rio», racconta il sindaco Carla Bonino. «Un tempo le sponde erano costellate da querce e pioppi, e tutte le notti, dopo i Santi, si vedevano i bagliori delle candele dei trifolao appoggiate a terra. Oggi si fa fatica a mantenere quel patrimonio boschivo e tartufigeno che attira turisti».

Il Comune di Vezza ha scelto di tutelare questo bio patrimonio integrando il regolamento comunale per la messa a dimora degli alberi e per la disciplina degli incolti introducendo l’obbligo di richiedere il permesso in Comune prima di abbattere esemplari di carpino, olmo, quercia, tiglio, pioppo, pioppo tremulo, noccioli o salici storici. Una recente ordinanza sindacale obbligava i proprietari di terreni vicini a strade comunali o di passaggio a effettuare interventi di pulizia per permettere il deflusso delle acque ed evitare allagamenti. Nell’adempirvi, si poteva però correre il rischio di tagliare piante preziose per i trifolao.
Il pericolo era stato rilevato dalla Commissione comunale consultiva per l’agricoltura, che aveva espresso la necessità di individuare le zone a vocazione tartufigena e introdurre norme che ne tutelassero la conservazione. Da qui l’obbligo della richiesta preventiva in Comune e il permesso di taglio consentito solo per ragioni di sicurezza. «È un provvedimento importante, che prelude ad altre tutele, come l’individuazione nel Piano regolatore comunale delle tartufaie naturali e storiche», afferma il sindaco Carla Bonino. «Abbiamo iniziato ora ma possiamo recuperare il tempo perduto con la collaborazione dei nostri cittadini».

trifolao Vezza Flavio Ferrero«Oggi il nostro paese non ha un’associazione di trifolao, spero nasca in futuro e sia di supporto per la tutela del patrimonio, magari acquistando o affittando terreni incolti per mettere a dimora piante adatte», asserisce il trifolao vezzese Flavio Ferrero.
Francesca Gerbi

 

Tartufaia didattica Vezza (1)

La cerca del tartufo si impara a Valtesio

Nell’anno 2010 l’Amministrazione vezzese diede il via al progetto della “Tartufaia didattica”. Dopo numerosi interventi degli operai forestali della Regione e dei volontari vezzesi, il sito di Valtesio è pronto ad accogliere turisti e scolaresche.
Tartufaia didattica Vezza (2)Spiega il sindaco Carla Bonino: «L’estensione dell’area è di circa 22 mila metri quadri. Come Amministrazione abbiamo curato la porzione che dalla statale tende al bosco, mentre un privato ha provveduto a sistemare l’area dalla parte opposta. La tartufaia è un’area per la didattica, la ricerca simulata e la documentazione. I turisti e le scolaresche sono liberi di accedere, infatti sono stati sistemati i pannelli esplicativi, l’area di sosta e, nella zona di proprietà privata, c’è anche un lago con i fiori di loto che presto sarà meglio segnalato. Lo spazio sarà dotato di più punti di acqua potabile (ora c’è solo una fontana) e di un’adeguata illuminazione».

f.ge.

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