Approvata dalla Camera la legge Dopo di noi: l’intervento in aula di Giovanni Monchiero

ROMA È arrivato il sì della Camera alla legge Dopo di noi, che prevede misure in materia di assistenza in favore di disabili privi del sostegno familiare. Il testo, approvato con 374 sì, 75 no e 11 astenuti, passa ora al Senato. Con un Fondo pubblico di 90 milioni per quest’anno e i primi 150 milioni nel triennio, le Regioni e tutti i soggetti interessati – assieme alle strutture pubbliche, con un orientamento finalmente chiaro – potranno ora garantire percorsi personalizzati per i disabili gravi dopo la morte dei genitori.

Soddisfazione è stata espressa dal deputato albese Giovanni Monchiero, capogruppo di Scelta civica alla Camera: «Si tratta di una legge a lungo attesa che viene a colmare un vuoto in materia di garanzia di continuità nei livelli di assistenza alle persone con disabilità grave».

Questi i punti fondamentali della legge: definizione delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale; istituzione del fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare; agevolazioni fiscali per la stipulazione di polizze e l’istituzione di trust con la specifica finalità di assistere i soggetti disabili anche dopo la perdita dei genitori e dei parenti che si erano presi cura di loro (il cosiddetto Dopo di noi).

Giovanni Monchiero

«Una legge ispirata dalle migliori intenzioni, tradotte in norme ampiamente condivisibili», ha afferma Monchiero durante il dibattito. «Vorrei dare testimonianza in quest’aula che a pormi, per la prima volta, il problema del Dopo di noi era stato un gruppo della mia città, Alba. Un gruppo di persone attive, dinamiche, che aveva interpretato la propria missione di genitori di disabili non solo rivendicando diritti, come è giusto, ma proponendo soluzioni concrete. Un gruppo che negli anni ’70, gli anni della loro gioventù, aveva dato vita a una cooperativa per la gestione di un centro diurno che ha cambiato, nella nostra piccola comunità, la cultura dell’accoglienza ai disabili. A quarant’anni di distanza, giunti alla vecchiaia e alle soglie della propria inevitabile decadenza, quei genitori esprimevano a me, direttore dell’Asl, la volontà di garantire ai loro figli continuità e qualità dell’assistenza finora ricevuta. Quella richiesta accorata mi aveva molto colpito e immediatamente convinto della bontà delle loro ragioni. La legge che oggi andiamo ad approvare risponde a quella domanda che esprimeva un’esigenza diffusa nel Paese».

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