Ceretto: Marello può ridare slancio all’Enoteca di Grinzane

L’INTERVISTA Il futuro presidente dell’enoteca regionale Cavour di Grinzane? Maurizio Marello con un produttore di vino e un esperto di turismo, massimo quarantenni. L’Asta internazionale del tartufo? Stanca. Il castello di Grinzane? Bello, ma isolato, fin quando non farà rete con altri. Il Barolo prodotto nei vigneti del maniero caro a Camillo Benso? Da valorizzare e servire nei pranzi ufficiali della presidenza del Consiglio. È un fiume in piena Bruno Ceretto, dall’alto dei 60 anni di promozione del territorio. I galloni se li è conquistati sul campo, tra i filari di famiglia come nei salotti buoni d’Europa o degli Stati Uniti. Così torniamo su un tema che sta facendo discutere.

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A giugno scadrà il Consiglio di amministrazione dell’Enoteca Cavour di Grinzane: chi vede nel ruolo di presidente?

«Maurizio Marello. L’Enoteca è finanziata da Alba e Grinzane: il presidente dev’essere, in alternanza, il sindaco di una o dell’altra realtà. Zanoletti, che è stato un grande sindaco e per cui ho votato più volte, dovrebbe fare un passo indietro».

Come immagina il prossimo Cda?

«Mi piacerebbe che a fianco del nuovo presidente vi fossero un produttore di vino e un esperto di turismo, giovani, che sappiano parlare almeno due lingue e che abbiano viaggiato molto per promuovere il territorio. Vorrei che portassero un po’ di freschezza e dessero nuova vita all’Enoteca per andare oltre ad un’Asta che vedo stanca».

Stanca?

«Quando nel 1999 ideai l’Asta del tartufo bianco d’Alba avevo in mente, appunto, un evento mondiale, non cinese. Nei primi anni battemmo tartufi a Tokyo, New York, Monaco, Los Angeles, Las Vegas, Mosca, Londra. Dal 2009 l’Asta si è fermata a Hong Kong. Immagini se i francesi avessero avuto vini come i nostri».

Cosa avrebbero fatto del Barolo di Cavour?

«Con le quattromila bottiglie di Barolo prodotte dal vigneto che fu del primo presidente del Consiglio italiano? Io ne regalerei tre ogni anno agli oltre 200 capi di Stato del mondo, ai premi Nobel e vorrei che venisse servito nei pranzi ufficiali della Regione Piemonte e del Comune di Alba. È positivo che a curare il vigneto siano i ragazzi della Scuola enologica, ma vorrei che fossero seguiti da un grande produttore che insegni loro a fare il Barolo».

Quali consigli darebbe al presidente dell’Enoteca?

«Vorrei che il castello di Grinzane facesse rete con gli altri della zona e che ogni maniero diventasse una vetrina per un aspetto del territorio. A Grinzane i grandi eventi, ma anche un centro studi per realizzare una banca dati sul vino e sul cibo. Rappresenterebbe qualcosa di unico a cui farebbero riferimento tutti i giornalisti del mondo».

Con quali altri castelli dovrebbe fare rete Grinzane?

«Con Barolo per il vino, con Roddi per i tartufi e la cucina, con Serralunga per le mostre di grandi artisti. E poi Mango, dove i ragazzi dell’Arte bianca di Neive potrebbero valorizzare il Moscato, da abbinare ai loro dolci. Senza dimenticare i castelli del Roero, da Magliano a Govone».

Per Roddi ha immaginato un concorso sul modello del  Bocuse d’or?

«Il Bocuse d’or non è diventato il concorso più importante del mondo per cuochi in pochi mesi. L’obiettivo è ospitare la finale europea nel 2018 e nel 2020 inventarci un premio alternativo. Alba può competere con la Francia».

Nel 2017 compirà 80 anni, Ceretto. Perché mettersi in gioco, dispensare consigli?

«Ciò che mi ha spinto negli ultimi 60 anni. La voglia di lavorare per la mia terra e di farla conoscere. Viviamo in un paesaggio che produce frutti straordinari, ma se non lo capisce anche chi non vive in questa bellezza, essa rimane effimera e fine a se stessa. Potevo comprare un quadro di Sol LeWitt e appenderlo, invece ho voluto che il grande artista americano decorasse la cappella della Madonna delle grazie, in modo che tutti potessero goderne. La bellezza ha valore se condivisa».

Marcello Pasquero

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