Cherasco. Il capolavoro ritrovato nella chiesa di San Pietro

CHERASCO
Si è concluso il restauro sull’affresco del Trecento
A luglio erano cominciati i lavori di restauro degli affreschi nel campanile di San Pietro in Manzano. Un’opera finanziata dalla Compagnia di San Paolo che ha visto coinvolto un gruppo di professionisti: l’architetto Ivana Boglietti, l’archeologa Laura Maffeis, la restauratrice Anna Rosa Nicola, l’impresa edile Bogetti, Silvia Valmaggi della Soprintendenza per i beni architettonici e Sofia Uggé della Soprintendenza archeologica. Uno degli interventi era il recupero degli affreschi del basamento del campanile. L’attenzione si era focalizzata su una Crocifissione del Trecento sulla quale parve apparire un “volto sindonico”.

Crocofissione torre campanaria san Pietro Cherasco 1 - AAA
Boglietti, in quali condizioni era il dipinto prima dell’intervento?
«Il primo lotto di lavori ha previsto il consolidamento di tutti i lacerti affrescati presenti e il restauro completo sulla lunetta raffigurante la Crocifissione. Il dipinto è di rara bellezza: raffigura sei angeli in volo che raccolgono il sangue fuoriuscente dalle ferite, Maria Vergine e san Giovanni evangelista. Le condizioni di conservazione erano piuttosto gravi. Soprattutto nella zona inferiore, all’altezza delle ginocchia del Cristo, era presente un ampio sollevamento in procinto di cadere. Tra l’intonaco e la struttura muraria si rilevavano su gran parte della superficie distacchi diffusi e piuttosto estesi. La superficie dipinta era coperta da un deposito molto compatto di polvere e sporco».
Qual è stato il passaggio più delicato dell’operazione?
«Far aderire la parte pittorica ai vari strati di intonaco e muratura. È sempre un’operazione che deve essere condotta con cautela. Sono state iniettate delle malte a basso peso molecolare, e nei punti più critici sono stati eseguiti ancoraggi con barrette di fibra di vetro. Il momento più emozionante è avvenuto senz’altro a pulitura ultimata, quando sono riapparsi i colori originali, brillanti e ben conservati».
Prima di iniziare i lavori si poteva percepire sull’affresco una macchia che ricordava un volto sindonico. Quale il responso a fine operazione?
«Puntando la luce ultravioletta sull’affresco, prima della pulitura del busto di Cristo, sembrava affiorasse un volto sindonico, ovvero con fattezze che ricordavano la Sindone nei tratti somatici del Cristo. Il risultato è apparso meno evidente una volta rimosse le croste nere. Non possiamo esprimerci con certezza».
Nell’anticamera dove è stata restaurata la Crocifissione sembrano emergere altri frammenti di dipinto. I lavori di recupero proseguiranno?
«Uno di questi – collocato sulla parete a destra della Crocifissione – è stato danneggiato irreparabilmente perché, durante antecedenti lavori di ristrutturazione, è franata una parte dell’opera sottostante l’intonaco. In ogni caso il finanziamento della Compagnia di San Paolo è esaurito, attendiamo perciò ulteriori sviluppi. Speriamo in futuro di poter proseguire il nostro lavoro».
Matteo Viberti

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