40 anni di teatro e musica coi Magog

ALBA L’associazione, nata nel 1976, ha presentato oltre 60 spettacoli originali
Il lontano, indeterminato paese di Magog, le cui armate rispondono al comando del re Gog, figura nelle profezie di Ezechiele come il nemico ultimo di Israele, antagonista ideale e invasore-predone, a capo di una coalizione di genti e schiere che un giorno sarebbero arrivate «come una tempesta (…) come una nube che ricopre la terra», a profanare e minacciare l’esistenza stessa del pacifico popolo di Dio.

La visione del necessario scontro finale è fornita di fuoco, zolfo e minuziose prescrizioni di contrappassi e sacrifici purificatori, ma è aperta da un verbo («Ti richiamerò», detto al nemico) che anche al lettore sprovveduto resta impresso per il carico simbolico dell’immagine, per la potenza riconosciuta alla parola. Le parole Gog e Magog, la battaglia contenuta nei capitoli 38 e 39 di Ezechiele erano evidentemente rimaste negli occhi e nelle orecchie di alcuni giovani albesi, che nell’aprile del 1976, sotto il nome sintomatico e presto superato di Collettivo teatro e musica, allestirono nel salone sotto la chiesa di Cristo Re un’opera-rock in due atti (nell’età dell’oro degli Who e dei Jethro Tull, dei concept album e del progressive) intitolata proprio Gog e Magog. Erano musicisti e attori dilettanti, che si erano conosciuti nel gruppo giovani del duomo; ragazzi che da qualche tempo scrivevano canzoni, altri che facevano gli animatori in parrocchia ed erano alle prime prove di teatro (di un teatro fisico, gestuale), e che si rafforzarono a vicenda mentre ricoprivano i ruoli del cast artistico e tecnico. Portando in scena riferimenti all’Antico Testamento, trovarono il modo di esprimere le proprie osservazioni sul mondo e l’aspirazione generazionale all’autenticità e alla partecipazione, a una società che fosse rinnovata in tutti i rapporti, facendo spettacolo e divertendosi.

Nasce così, quarant’anni fa, una specie di laboratorio permanente, aperto, attivo (più di 60 spettacoli originali, per oltre 1.100 repliche) che, pur mantenendosi dilettante, ha presto cominciato ad accumulare esperienza e a strutturare e variare i suoi interventi. Costituitisi formalmente in associazione nel 1980, i Magog sono tuttora in funzione, agenzia pedagogica sui generis in cui sono passati, per brevi o lunghi periodi, sempre nuovi giovani, figli, amici, tutti accolti con curiosità per il loro apporto diverso e originale, pratico o psicologico che fosse, all’animazione musico-teatrale. L’elenco completo dei nomi è significativamente lungo; risalendo alle origini, se ne possono citare alcuni appartenenti alle due “correnti” (musica e teatro) poi fuse insieme: il complesso musicale dei Magog del 1976, con Gian Minetti (anche autore del copione e regista di Gog e Magog), Daniele e Johnny Murialdo, Flavio e Danilo Manera, Gigi Buffa; e poi Nicola Conti, Giovanna Marrone, Vincenzo Boffa, Annalisa Sartoris, Pinuccia Versio…

MagogMagog, Alba, teatro,
Quarant’anni contano anche dolorose assenze: come quelle di Valentina Cucchietti, prolifica autrice di testi, e Dino Lavagna, straordinario attore, mimo, voce recitante, animatore e… trait d’union con l’altra importante esperienza di teatro di ricerca nei Settanta, quella del Laboratorio universitario teatrale. Agli spettacoli di ricerca musico-teatrale (in cui sono originali sia i testi sia le parti musicali), si sono presto affiancate altre situazioni: fiabe, danze, canti popolari, spettacoli di piazza nei quali il pubblico è mai staccato o passivo, o in cui il teatro è valorizzato come strumento didattico nuovo ed efficace, come i laboratori nelle scuole o per i ragazzi (fin dagli anni Ottanta, con il Teatro dell’angolo di Torino).
Un titolo storico e fortunato è Il galeon dei venti cuori, un veliero che solca i regolamentari sette mari, toccando isole predisposte a specifiche attività creative, e ostentando appunto cuori al posto dei cannoni. La cultura pacifista, così come l’attenzione al tema dell’ecologia o dell’inclusione, è del resto un tratto distintivo dei Magog, che deve la sua longevità a sempre nuove collaborazioni: negli ultimi anni si segnalano quelle con Cheese e i lavori con la cooperativa Erica, dal Circo del riciclo (ripresa del Circo delle capriole del 1984, tempi non sospetti) a Guarda come ti sei ridotto (2009). Il più recente, in scena il 17 aprile, è Il pianeta degli alberi nascosti (2013): si parla di consumo del territorio e paesaggio, giusto prima che l’Unesco li raccomandasse.
Edoardo Borra

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