Castello della Volta: un restauro a piccoli passi

Castello della Volta: un restauro a piccoli passi
Il castello della Volta a Barolo

BAROLO È un restauro slow, quello del castello della Volta, maestoso (e un po’ misterioso) edificio medievale che domina l’abitato di Barolo. Dopo l’ultimo intervento, eseguito tra il 2010 e il 2011 per sistemare una parte del tetto che era crollata, nei prossimi giorni partiranno nuovi lavori. Sarà sostituita un’altra porzione del tetto e sarà rifatta la copertura del cupolotto alla sommità della torre. Il tempo previsto per l’opera di restauro è di un paio di mesi.

Il recupero del maniero caro a Silvio Pellico procede da alcuni anni, ma senza tempi prefissati, cronoprogrammi da rispettare o turisti da inseguire. «L’intenzione è di destinare ogni anno un po’ di risorse dell’azienda per la messa in sicurezza delle parti strutturali. L’obiettivo finale è rendere possibile l’accesso alla torre», spiega Ernesto Abbona, presidente della cantina Marchesi di Barolo, proprietaria del castello. Abbona sottolinea anche la buona collaborazione con la Soprintendenza e precisa che, quando la torre sarà accessibile, non saranno previste aperture continue come accade negli altri castelli. Si pensa piuttosto a visite su richiesta, con la salita limitata a piccoli gruppi.

Dal piccolo terrazzo alla base della torretta circolare si gode uno dei più spettacolari paesaggi di Langa, con una vista a 360 gradi sui principali cru del Barolo e sui vigneti patrimonio Unesco. L’interno, nonostante il lungo abbandono dell’edificio, è in discrete condizioni. In una sala del primo piano si trovano alcuni affreschi in buono stato e molte sale sono dotate di camini. Al pianterreno (area che probabilmente ospitava gli alloggi delle guardie) ci sono le cucine e una cappella (non accessibile), mentre nel seminterrato c’è un ampio salone con un locale senza finestre, che forse era usato come prigione. Il fabbricato che si affaccia sulla strada che da Barolo sale a Vergne e La Morra era invece usato come ghiacciaia.

Sul cancello spiccano le lettere “Op”, ossia Opera pia, antico nome della Marchesi di Barolo, e sulla facciata si vedono ancora i segni dei colpi di mortaio sparati durante la Resistenza, quando nel castello si nascondevano i partigiani.

Corrado Olocco

 

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