Le Antiche fiabe e novelle delle Langhe

ALBA
Il libro di Giacomo Giamello raccoglie 250 storie di tradizione orale
Giacomo Giamello ha portato a termine una ricerca durata trent’anni, iniziata a Cravanzana nelle vacanze d’estate quando era adolescente. È la raccolta delle Antiche fiabe e novelle delle Langhe, andata in stampa per i tipi dell’Artigiana appena in tempo per essere presentata alla Notte bianca delle librerie, sabato da Milton.

Giacomo Giamello 4«Sono storie specchio di una Langa dove non c’erano abbastanza nocciole, tume e vino per tutti», spiega Giacomo, che di mestiere fa il medico, ma nel frattempo ha pubblicato Dizionario botanico, Dizionario zoologico e Lingua dell’alta Langa. La sua competenza nel piemontese gli ha permesso di trascrivere 250 fiabe raccolte – prima con carta e penna e poi con registratori – dalla voce degli anziani di Alba e di molti paesi delle Langhe, da Bergolo a Trezzo Tinella. Ne è uscito un volume di pregio, rilegato «come una volta», nel quale le fiabe sono presentate con testo italiano a fronte. Come nelle edizioni dei classici greci e latini o medievali. E come devono essere trattate storie raccontate sì da personaggi pittoreschi – cuntau e lingere – ospiti delle veglie serali nelle stalle, ma custodi di una tradizione orale antica. Di questo aspetto è testimonianza l’analogia delle novelle langarole con quelle, per esempio, dei fratelli Grimm, di Perrault, di Andersen o del toscano Pierucci. Autori dei quali una narratrice di Cossano Belbo, in novant’anni mai mossasi dal paese, difficilmente aveva mai sentito parlare. Eppure dalle pagine di Giacomo si ritrovano fiabe celeberrime, La bella e la bestia, Biancaneve, o tracce di mitologia greca, con la versione langarola della storia di Amore e Psiche. Cambiano i personaggi e i luoghi: la porta della caverna dei quaranta ladroni è ai piedi di un carpino e si apre con le parole cherpu drobis; il genio appena uscito dalla lampada invece di spargere ricchezze chiede di essere sfamato e alloggiato. D’altra parte da Tumatica e Vigiu de sviarin – due delle lingere e contastorie più celebri – ci si aspetta che sappiano farsi apprezzare in un mondo dove la malora è in agguato sempre e la mentalità pratica e utilitaristica. Ma con una morale.

Il libro è corredato da un disco che contiene la registrazione dei racconti, oltre che da una ricca appendice di rime, proverbi e indovinelli. In copertina un’opera di un altro albese, Andrea Berlinghieri, che sabato, mentre Giacomo presentava il libro, ha dipinto due quadri poi battuti all’asta per dare un contributo a Pino Rosso, associazione di medici albesi che opera in Africa e Messico.

Paolo Rastelli

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