Chiude la Aldo Barberis: crisi e troppi crediti da riscuotere

Chiude la Aldo Barberis: crisi e troppi crediti da riscuotere

 

EDILIZIA Un altro pezzo di storia dell’imprenditoria albese che chiude i battenti. La Aldo Barberis, dopo la richiesta di concordato avanzata a marzo, ha inviato nei giorni scorsi le prime lettere di licenziamento ai 32 dipendenti, 21 operai e 11 impiegati. «Io e i miei fratelli Elisa e Giovanni abbiamo tentato in ogni modo di proseguire con l’attività. Fino all’ultimo abbiamo sperato di poter ovviare a una situazione diventata ogni giorno più insostenibile, a causa della crisi dell’edilizia, ma anche di centinaia di migliaia di euro di crediti da riscuotere da clienti in ritardo con i pagamenti», spiega Giulio Barberis, amministratore delegato della società albese, nata nel 1999 dalla scissione della Mario Barberis.

Una vicenda molto diversa da quella che aveva visto coinvolta la stessa Aldo Barberis nel 2013, quando la proprietà licenziò 22 operai, senza passare dalla cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali. Giulio Barberis, a questo proposito, aggiunge: «Ci siamo impegnati e ci impegneremo per trovare una ricollocazione per i 32 dipendenti, molti dei quali in Aldo Barberis fin dalla fondazione dell’azienda».

Una dichiarazione di intenti apprezzata dai sindacati: «Purtroppo la situazione è definita e non ci sono margini per la trattativa, ma l’azienda si è impegnata a ricollocare i 32 lavoratori a cui sono state saldate tutte le competenze fino a oggi. La Aldo Barberis ha offerto garanzie anche sulla possibilità di pagare interamente le liquidazioni dei dipendenti», spiega Francesco Biasi (Cisl).

Fa eco Enrico Cabutto (Cgil): «Chiude una delle più importanti aziende edili della città, a causa di crediti mai riscossi, ma anche della politica di molti istituti bancari che hanno deciso di non concedere più fiducia alle imprese del settore, da tempo al centro della crisi».

La Aldo Barberis ha curato interventi importanti anche nel campo del restauro di edifici storici, come la Mole Antonelliana, a Torino, e la palazzina di caccia di Stupinigi. Nel campo dell’edilizia industriale, tra gli altri, si ricordano il centro ricerche Ferrero, nell’ex filanda ad Alba, e lo stabilimento Pininfarina di Cambiano.

Marcello Pasquero

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