Marcopolo engineering chiede il concordato: lo Stato uccide un’azienda sana

BORGO SAN DALMAZZO Antonio Bertolotto, fondatore, presidente e amministratore delegato di Marcopolo engineering sistemi ecologici, con una lunga ed articolata lettera aperta, spiega i motivi che lo hanno portato ad avviare il concordato preventivo di continuità per salvaguardare l’azienda, realtà che da oltre trent’anni è un modello di efficienza nel settore della green economy.

Antonio Bertolotto, Marcopolo engineering sistemi ecologici

Bertolotto riassume così i motivi della crisi aziendale: tariffe sul biogas da discarica ridotte drasticamente senza programmazione hanno causato la riduzione del fatturato dell’azienda di oltre il 60% in un biennio; la lentezza nei procedimenti autorizzativi sfocia in impianti realizzati da anni che non riescono a partire; l’applicazione del “reverse charge” sull’Iva determina crediti nei confronti dello Stato e carenza di liquidità; 8 milioni di euro trattenuti dallo Stato a causa di sei impianti di biogas da discarica contestati.

«Non la crisi, non il mercato ma il sistema Stato-impresa che non funziona è la causa unica delle difficoltà che la Marcopolo si trova ad affrontare: il nostro Paese con la sua macchina burocratica lenta e contorta, con le sue leggi infinite e incomprensibili, con la protervia di molti funzionari che le interpretano, con il mancato rispetto degli impegni assunti in relazione a tariffe energetiche, modalità di applicazione, tempi di pagamento e iter autorizzativi», spiega l’azienda in un comunicato.

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